Diary Of A Mad Old Man
Tra l'elegia della carne che cede e la trasgressione del voyeurismo, Wayne Wang trasforma la confessione diaristica di Tanizaki in un ritratto asimmetrico delle pulsioni umane, affermando il diritto dello sguardo e del desiderio di non spegnersi di fronte alla senescenza.
Wayne Wang, fin dai suoi primi film, come Slam Dance o Eat A Bowl Of Tea, ha sempre indagato come corpus “macro” del suo cinema le storture e i non detti del trauma borghese/familiare e le pulsioni inattese che da esso derivano, in funzione del tempo passato. Si tratta di uno studio squisitamente biologico e corporale, riconducibile a una scopofilia che si trasforma presto in un erotismo dai caratteri decisamente grotteschi e trasgressivi. Soprattutto nel suo ultimo film, Diary Of A Mad Old Man - adattamento del famigerato romanzo di Jun'ichirō Tanizaki - presentato al TIFF 2026, il regista si dedica in modo insistente a un'esplorazione provocatoria, ossessiva e voyeuristica del desiderio senile, capace di trasformare l'incomunicabilità e il divario intergenerazionale in una dinamica di potere decisamente sovversiva.
La trasposizione dell’opera omonima, infatti, si offre come occasione per il regista per innescare un corto circuito teorico per riflettere sulla sovraesposizione della carne e del corpo in uno stadio differente da quello giovanile. Se nelle sue opere più celebri il silenzio intergenerazionale si traduceva nell'isolamento elegiaco o nella rassegnazione della distanza, qui il regista scardina la cornice borghese per trasformare l’anzianità in un dispositivo di resistenza e sovversione feticista – come mostrato in tantissime sequenze di Diary Of A Mad Old Man, dove Lily Franky, fin dalle prime battute, intraprende comportamenti a dir poco perversi nei confronti della sua nuora, interpretata da Fan Bingbing – che, nonostante le premesse decisamente voyeuristiche ed eccentriche, ha il merito di restare sempre molto delicato nella sua rappresentazione. La regia di Wang, infatti, si caratterizza per il suo pudore, non eccedendo mai nella messa in scena dell’erotismo, mantenendo la macchina da presa ad una distanza decisamente intelligente nei confronti dei corpi dei due protagonisti e lasciando la tensione costantemente sottesa e mai totalmente esplicita.

L’anziano protagonista si mette in scena come un archivio biologico in fase di smantellamento, laddove la carne cede e la morte imminente sembra imporre la classica resa contemplativa, ma al contempo ridona vita e pulsioni a questa elegia, inoculando l'elemento destabilizzante dell'Eros. L’ossessione morbosa e voyeuristica del protagonista per la giovane nuora non è una semplice parentesi grottesca, ma diventa l'unico antidoto politico ed esistenziale al prosciugamento della vita. Il confine tra la decadenza biologica e la pulsione scopica non è mai stato così sfacciatamente esposto, soprattutto mediante un utilizzo quasi ossessivo, da parte del regista, di primi e primissimi piani che si soffermano perlopiù su dettagli corporei – dalle mani ai piedi agli sguardi obliqui tra i due protagonisti, che permettono al film di vivere sostanzialmente da solo attraverso una tensione sottesa – e creano una tessitura sensoriale che fa oscillare le atmosfere erotiche del racconto tra l’esplosione e l’implosione.
Come già accadeva nell'uso dei dispositivi letterari e visivi che attraversano la sua filmografia – basti pensare al racconto quasi diaristico del capolavoro Chan Is Missing – in Diary Of A Mad Old Man la pagina scritta occupa una posizione decisamente importante per comprendere la posizione dei due protagonisti. Una posizione che, attraverso il formato diaristico, porta l’incomunicabilità esterna a trasformarsi in un’iperbolica confessione intima. Ciò che il vecchio protagonista deve necessariamente tenere nascosto alla famiglia viene riversato sulla pagina, confermando come nel cinema di Wang la vera vita emotiva dei personaggi risieda quasi sempre nel non detto e nella sfera privata. Il regista rifiuta la scorciatoia del giudizio morale, mettendo a nudo la completa asimmetria del rapporto intergenerazionale, senza però porvi alcuna cesura, ma lasciandolo piuttosto fluire alquanto libero su schermo e lasciando che sia lo spettatore, se necessario, a tirare le sue conclusioni.

In un'epoca cinematografica che tende a rappresentare la terza età utilizzando degli stilemi irrisori e quasi addomesticatori, da effetto placebo per gli spettatori, Wang firmando Diary of a Mad Old Man rivendica il valore scandaloso della pulsione senza farsi influenzare dall’età. In questo caso, infatti, i due soggetti protagonisti del dramma erotico sono pienamente coscienti e rispondenti all’atto voyeuristico in modo diverso – uno in modo attivo, l’altro in modo passivo monetizzandovi – e proprio questa coscienza porta il racconto a ridefinire i confini del potere e della devozione all'interno della struttura familiare.
La riflessione è decisamente pregnante e attuale, in quanto, se rapportata a un’epoca cinematografica in cui il cinema tende a sterilizzare e normalizzare la vecchiaia entro i canoni della consolazione, Wang con Diary Of A Mad Old Man gli offre una nuova connotazione, rivendicando il valore scandaloso della pulsione. Tra la certezza della morte e la vulnerabilità del corpo, il film ritrova la sua carica vitale nell'imperfezione del desiderio. Proprio attraverso l’atto amoroso, Wang disintegra la classica visione decadente sulla senescenza, lasciando emergere la scandalosa, ostinata volontà/diritto di non spegnersi in silenzio e di continuare, piuttosto, ad amare.