Ladies And Gentlemen, Brian Mulroney

di Matthew Rankin

Attraverso un frenetico collage di nastri VHS, cultura pop anni '80 ed estetica dadaista, Matthew Rankin con "Ladies And Gentlemen, Brian Mulroney" decostruisce il mito del conservatorismo canadese, trasformando l'immagine istituzionale e l'archivio televisivo in un incubo mediatico e distopico.

Ladies And Gentlemen.jpg

Nell’immaginario globale, il Canada è sempre stato considerato come uno Stato mite, piuttosto pacifico, al limite della monotonia e, soprattutto, sempre privo di drammi storici e culturali che potessero rinvigorirne il racconto folkloristico. Matthew Rankin è uno dei nomi della cinematografia canadese più interessanti degli ultimi anni, in quanto attinge proprio dalle cronache storiche canadesi per operarne una demistificazione, prendendo figure istituzionali complesse – come nel caso del suo esordio nel lungometraggio, The Twentieth Century – e riprendendone i caratteri in modo satirico, sbeffeggiando la Storia e rivelandone la follia istituzionale, mettendo in evidenza le contraddizioni socio-politiche attraverso un’estetica dadaista e tranchant. Nel suo nuovo film, Ladies And Gentlemen, Brian Mulroney, il regista attinge nuovamente dal cinema d’avanguardia del Novecento, con un riferimento esplicito soprattutto all’estetica di Guy Maddin, per scomporre un’icona del potere canadese e rivelare in modo pungente il vuoto retorico nascosto dietro la maschera dell’ex Primo Ministro.

Ladies 1.jpg

In Ladies And Gentlemen, Brian Mulroney, infatti, il protagonista diventa l'incarnazione del politico moderno da televendita, immerso tra sorrisi finti di circostanza, vuota retorica e una politica neo-liberista aggressiva che diventa specchio della catastrofe consumistica degli anni ’80. Rankin trasforma la figura di Mulroney in un "incubo a occhi aperti" in cui la realtà storica e l'allucinazione mediatica si confondono, distorcendo i tratti tipici documentaristici e utilizzando un montaggio psichedelico di materiali d'archivio, clip televisive, propaganda e cultura pop anni '80/'90 – dai filtri in 8-bit agli stacchi di montaggio perentori e discontinui – per creare un mockumentary fittizio che è, piuttosto, un’analisi a tutto tondo sulla nascita del conservatorismo moderno. Il modello del Canada diventa una chiara allegoria dell’isteria mediatica tipica della vita politica odierna – con un chiaro sguardo agli USA - e un’accusa nemmeno troppo velata nei confronti dell’utilizzo dell’hate speech moderno, messo in palese contraddizione attraverso un linguaggio che rievoca la televendita e l’estetica patinata tipica del “finto” American Dream – come nella sequenza, modificata tramite l’utilizzo dell’AI, in cui Mulroney arriva ad una conferenza uscendo da una DeLorean, scena a metà tra la satira e la realtà di alcune fissazioni post-trumpiane, o anche la rievocazione del Meech Lake Accord, allusione diretta alla vicenda USA-Groenlandia dei giorni nostri – e che diventa espressione diretta della paranoia globale di uno Stato.

Tramite il suo consueto collage di stili, che aveva parzialmente accantonato nel precedente “cannense” Universal Language, Rankin sfrutta l’immagine di Brian Mulroney per dare vita ad uno dei suoi tipici incubi visivi, un flusso d’immagini dalla forte accezione distopica, in cui i volti dei protagonisti si disintegrano e si ricompongono continuamente, trasformandosi in una serie di deformazioni formali astratte. Tra denti giganti, microfoni e cravatte power-suit che talvolta si dissolvono e degradano la pellicola stessa, emerge una metafora dell’evidente ossessione patologica della politica per un certo tipo d’immagine “pulita”, a cui invece Rankin contrappone deliberatamente un manifesto futurista/dadaista, violento dal punto di vista ritmico e immaginifico, dove si agisce perfino sulla componente sonora dei discorsi del politico canadese, distorcendola e fondendola con un montaggio frenetico che accentua la percezione di una politica ridotta a puro spettacolo o televendita.

Ladies 2.jpg

Il film si rapporta dunque direttamente all’archivio storico televisivo senza intenti di restaurazione/celebrazione, ma con la volontà di esaltarne la degradazione. In virtù della poetica del degrado, lavorando a stretto contatto con archivi indipendenti, emerge materiale d’archivio dimenticato o dismesso che implementa il collage con nastri VHS deformati, linee di tracciamento sgranate, colori sbiaditi e grana analogica. In questo caos si alternano frammenti di veri dibattiti politici e convention di partito ad annunci pubblicitari eccentrici degli anni '70/'80 e persino clip di programmi per bambini dell'epoca – quale The Hilarious House of Frightenstein – per evidenziare il marasma che ha prodotto la politica moderna, un caos globale caratterizzato dalla costruzione di un'immagine di marca – logica politica del tutto attuale - e di uno spettacolo mediatico.

Ladies And Gentlemen, Brian Mulroney, dunque, è la dimostrazione di come Rankin riesca decisamente meglio quando lavora con formati d’immagine grezzi, su cui può applicare distorsioni e che può rimontare a proprio piacimento, per creare il proprio "incubo pop" ad alta velocità, piuttosto che con storie più tenere e “a misura d’uomo”, come poteva essere Universal Language.

Autore: Antonio Orrico
Pubblicato il 22/09/2026
Canada
Durata: 105 minuti

Articoli correlati

Ultimi della categoria