Spider - Man: Brand New Day

di Destin Daniel Cretton

Il miglior Spider-Man della gestione MCU dell'arrampicamuri non risolve tuttavia molti dei problemi dei film precedenti. Il lavoro di Destin Daniel Cretton ha ancora troppa paura di portare davvero in scena tutte le ambiguità del suo eroe e si accontenta di un percorso di maturazione in cui la crescita sembra sempre più raccontata a parole che mostrata per immagini. Perché, oggi, si ha così paura di raccontare il lato oscuro del Ragno?

Spider-Man: Brand New Day Recensione

Forse non avrebbe potuto essere altro che questo. L’apice di un controllo totale, di un gesto che costantemente orienta il nostro sguardo, ci dice cosa guardare, come farlo e che forse, simbolicamente, ci punisce se osiamo allargare il nostro interesse al di là di ciò che già ci viene mostrato.

E in effetti, anche in questo caso, bisogna saper osservare nel giusto modo, andare oltre un sistema che, almeno in apparenza, sembra pacificato. Ragionando della gestione MCU di Spider-Man ci eravamo lasciati prendendo atto del suo momento più buio. Il folgorante No Way Home del 2021, nell’assecondare tutte le linee e le necessità del blockbuster perfetto, di fatto riportando in scena eroi e cattivi delle altre “curatele” dell’arrampicamuri al cinema in realtà lasciava intendere che solo quella sviluppata dalla Marvel/Disney era la maniera più corretta per raccontare il ragno. Tutto il resto, tutto ciò che è venuto prima, al massimo poteva essere assorbito, quasi purificato (“curato”, come accade nella storyline) tra le spire di un immaginario ormai appiattito dal linguaggio degli algoritmi.

Ecco cinque anni dopo quell’insieme di segni sembra essere arrivato ad una sorta di rigurgito di autocoscienza. Lo dice apertamente, Spider – Man: Brand New Day, mettendo al centro del racconto l’ambigua agenzia Damage Control, nata per monitorare le conseguenze delle azioni dei potenziati su New York ma che in realtà, sottotraccia, vorrebbe ottenere di più da quegli eroi, studiando i loro poteri, trasformando in armi le loro capacità.

L’agenzia incrocerà il cammino di vendetta di una ragazzina apparentemente come tante ma in realtà dotata di straordinarie capacità telepatiche e che è convinta che il Damage Control le abbia rovinato la vita anni prima. E tra i due c’è Spider – Man, solo Spider – Man, non Peter Parker, perché dopo l’incantesimo di Doctor Strange nessuno, neanche i suoi amici più stretti sa che c’è lui dietro il giovane vigilante di New York e così il ragazzo è alle prese con la sua prima crisi d’identità, incapace di separare l’uomo dalla maschera e spaventato dalle nuove capacità che lo stress della sua condizione gli sta conferendo.

E così, quasi per fare ammenda dall’inquietante epilogo di No Way Home questo Brand New Day inizia con un altro montaggio forsennato che stavolta ci fa seguire mentre combatte contro alcuni dei suoi nemici storici e di fatto consolida il suo ruolo di amatissima icona anticrimine per la città.

Ed è un’introduzione folgorante, mai così tanto legata al carattere, all’atteggiamento dell’arrampicamuri, ma è già una copia di una copia, una sorta di citazione (leggermente virata di segno) di quanto visto nei primi minuti dell’altrettanto recente I Fantastici Quattro – Gli Inizi.

C’è già un filtro, in sostanza, tra il film ed il mondo, tra Peter e la realtà, come se si temesse di fargli provare troppi sentimenti nuovi nello stesso momento.

E “provare” non è un verbo scelto a caso. Il film è in effetti puntellato di personaggi persi nel mondo, che non sanno chi sono, incapaci di percepire, di immergersi pienamente nella realtà che li circonda.

Spider-Man: Brand-New-Day-Recensione

Alla Marvel va in effetti dato atto di sviluppare un cinema allo stesso tempo ostinatamente contemporaneo e targetizzato su un pubblico di cui capisce come pochi i bisogni ed i desideri. E in questo caso gli spettatori non possono che essere i coetanei di Peter, giovanissimi Gen Z “perduti” in un mondo che non capiscono mai pienamente.

Brand New Day è allora un film a loro misura, che parla il loro linguaggio, sostenuto dal desiderio di essere leggibile a tutti i costi anche da sguardi poco allenati, che mette volutamente gli adulti (Frank Castle, Bruce Banner), in un angolo, troppo impegnati ad affrontare i loro problemi per essere davvero utili ma anche ben inserito in un flusso di immagini note, che continua a infoltire il filone di prodotti MCU che pone al centro la salute mentale degli eroi (da Wandavision al più recente Thunderbolts).

Sono sempre qui i progetti MCU, a cavallo tra la sincerità e la forzatura, il bluff e l’azione allo scoperto. Ma se fosse tutto un inganno?

A ben vedere la convinta anima street level di Brand New Day in realtà non risolva davvero nessuno dei problemi della gestione più recente di Spider-Man al cinema e, malgrado racconti la necessità di “liberare” gli eroi, il film di Destin Daniel Cretton fatica a farlo davvero.

Ce lo dice, simbolicamente, anche la storyline, che individua subito il problema da affrontare, il surplus ormonale che dona a Peter poteri potenziati ma anche l’incapacità di controllarli pienamente e immediatamente mostra il ragazzo inibirlo grazie ad una sua invenzione.

Brand New Day non sembra neanche per una volta voler provare a lasciare il centro del palco a questa nuova fase del ragno dal potenziale narrativo straordinario, che lo danneggia ma che lo mette in contatto con un lato di sé pericolosamente seducente.

E così il Peter Parker di Tom Holland matura ma lo fa senza sforzo, diventa protagonista di un percorso di riscoperta raccontato più a parole che per immagini, incastrato in un insistito didascalismo e al contempo privo di vere prove, di tentazioni, di veri fallimenti. C’è, certamente, a tratti, la frustrazione ma manca il pericoloso avvicinarsi al baratro del protagonista, manca la volontà di instillare nel pubblico il dubbio che il Ragno sia molto più ambiguo di quanto appaia, manca, ancor meglio, il momento Bully Maguire, exploit camp del terzo Spider-man di Sam Raimi che però è lucidissimo nel mostrare quei sottintesi.

Spider – Man: Brand New Day diventa allora una sorta di film quantico, il miglior Spider-Man della quadrilogia MCU, dinamicissimo, pieno di idee ma al contempo così tanto fedele allo spirito della fonte da fermarsi prima del baratro, finendo incastrato in una sorta di diorama.

Eppure al contempo è un grande, disperato melò, con al centro il tentativo folle di Peter di ricostruire tutte le relazioni che ha perso a partire da quella con MJ. Tutti i dubbi, le incertezze, le ambiguità della dimensione fisica dell’eroe vengono spostate lì, in uno spazio che però è comunque controllato in un modo tutto suo, simbolicamente bloccato nelle logiche di un genere a cui comunque si torna sempre, tra le pagine di un copione che sballotta l’eroe nella versione di New York più viva della saga ma che sembra comunque un grande placebo per un contesto da cui viene tenuto lontano.

A volte, certo, lo sguardo sembra ridestarsi. Si tratta di vere e proprie fiammate, momenti di sincerità spiazzante in cui il film sembra rompere il velo e lasciare liberi i personaggi. E allora Peter torna a prendere le misure dei suoi movimenti con le ragnatele dopo l’ennesima crisi o Frank Castle riceve finalmente la gratitudine di New York. Poi tutto torna sotto la superficie di uno sguardo registico altrettanto incapace di percepire davvero le immagini, anch’esso in crisi, vivissimo eppure ingolfato quando si tratta di definire una sua idea di regia. Così finisce incastrato tra altri sguardi, più forti, ricicla idee di Raimi, di Marc Webb, evoca altre riabilitazioni ed assorbimenti. Ed infine Destin Daniel Cretton si arrende e si rifugia in un approccio che è apertamente digitale, ai limiti del videoludico, come già fece ai tempi di Shang-Chi (e così il film diventa il più convincente e forse involontario adattamento degli Spider-Man di Insomniac).

L'immagine matura così, si potrebbe dire, diventa altro, si sposta in altri campi, si ibrida fino a disperdersi nel digitale, ma, come il film, mi sembra scelga la strada più facile per farlo.

Autore: Alessio Baronci
Pubblicato il 04/08/2026
USA 2026
Durata: 145 minuti

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