Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore

di Samuele Sestieri Federico Francioni

Co-diretto da Sestieri e Francioni, il film si offre come fiaba slabbrata e ingiusta, documentario messo in finzione, cinema indipendente che fluidifica il teatro da camera e il viaggio rocambolesco; “un tentativo di esorcismo”, come lo definiscono gli autori.

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È ancora un corpo elettrico, Carlotta Velda Mei, come già e diversamente in Lumina, smarrita in una Roma che sembra aver perduto ogni orizzonte di Grande Bellezza; luogo e luoghi, geografie quasi sterilizzate da una siccità di senso che inaspettatamente dialoga con quella di virziana fattura. E Chiara, 37 anni, il personaggio interpretato dall’attrice, si muove – con la sua vita, con la sue cento vite che la definiscono ogni volta e insieme non le appartengono mai, individualità pura e franta, figura che, aristotelicamente, è un dispendio pulsante e disperato di immagini («l’anima non pensa mai senza un’immagine») – dentro porzioni di movimento monche, dentro rivolte incapaci di parlare, in una lotta muta e serrata tra un reale a cui sottrarsi e un reale al quale aderire, parti della stessa realtà incomprensibile e sfuggente, danza stremata tra negazione e affermazione. L’essere al mondo di Chiara è abitare un universo convulso e insensato di segni e di sogni, come fossero reperti da un’altra dimensione, è camminare e inciampare su un’inquietudine reiterata e transitiva, che si fa impercettibile memoria in un mondo sempre più a corto di memoria, avvinghiato a un presente ottundente e ottuso, grevemente trasparente. Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l'amore, il film-haiku di Samuele Sestieri (I racconti dell'orso, in co-regia con Olmo Amato, e Lumina) e Federico Francioni (The First Shot, diretto insieme a Yan Cheng, e Rue Garibaldi, prossimamente Dar Walid - La casa di mio padre) porta alle Notti Veneziane 2026 delle Giornate degli Autori una fiaba slabbrata e ingiusta, un documentario messo in finzione, un cinema indipendente che fluidifica il teatro da camera e il viaggio rocambolesco, “un tentativo di esorcismo”, come lo definiscono gli autori, una parabola esistenziale che cerca nel Diario di Eva di Mark Twain, qui in forma di audio-libro recitato dalla protagonista, il senso allo scompenso del mondo, delle relazioni, degli affetti, della famiglia, dell’amore, dei cento lavori e delle cento vite.

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Attrice, cameriera, modella, guida turistica, la gravidanza imprevista, l’amore forse possibile; uno studio di registrazione – la sala, lo specchio – che sembra connetterla con una dimensione fantastica, onirica, sognata, con la sua gabbia più grande, il suo rifugio più ingannevole, con la parte al contempo più profonda e più immediata di sé, della sua anima (la voce di Stefano Macchi, fondamentale invisibile presenza del film che sembra l’aggiornamento terminale e involuto del Christof di Ed Harris in The Truman Show, da dove viene veramente? Sono le sue parole, i suoi dialoghi con Chiara, il nonluogo definitivo del film?).

La protagonista muta le forme, veste maschere che sono archivi fragili, avvia e interrompe, per riprenderli di nuovo, dialoghi sensoriali con l’esterno, con lo spazio, con le immagini – quelle che la contengono e quelle che la respingono, quelle che rifiuta –, con il proprio corpo, con gli altri corpi, i volti (nel cast anche Alessandro Colombo, Laura Sinceri, Nikolai Selikovsky, Fabrizio Ciavoni, Laura Nardi, l’inaspettato Mauro Santini). È un film dell’eccesso, quello di Sestieri e Francioni (qui anche montatori, insieme a Fabio Bobbio, cineasta di cui non abbiamo dimenticato I Cormorani), forse un po’ lungo, denso di cose, comprensivo anche di quello che gli autori evidentemente non amano (le immagini IA sembrano stare lì proprio perché incapaci di produrre senso, proprio perché incapaci di significare: è questa assenza che, crediamo, interessa agli autori, perché il cortocircuito c’è, perché Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l'amore, sembra anche essere una controstoria, un documentario alieno e straniato su una generazione, su un’attrice, sul fare cinema oggi, da indipendenti, in Italia). Ma al tempo stesso è un film spirituale, questo, perché la sua fede ribelle si chiama Chiara, perché Sestieri e Francioni, dentro quelle immagini, quei segni, quei suoni, coltivano un racconto essenziale, nitido, preciso, che implode nel cuore della protagonista e arde davanti ai suoi occhi. La sequenza notturna sulla spiaggia, poi, che vede Chiara unirsi a una comitiva di ragazze e ragazze mai visti, assomiglia finalmente a una carezza, a un dolce smarrimento, a una restituzione, quasi fosse l’immagine mancante di Lumina (lì, in apertura, scoprivamo Carlotta Velda Mei su una spiaggia deserta, in un blu conteso dal mare e dal cielo). È, ancora, soprattutto, un film dissidente e pulsionale Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l'amore: ripiegato come una confessione, una preghiera inceppata, e imperfetto e bruciante come la rivolta.

Autore: Leonardo Gregorio
Pubblicato il 11/09/2026
Italia 2026
Interpreti: Carlotta Velda Mei
Durata: 130 minuti

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