In Scherzetto, Mario Martone ritorna a confrontarsi con i fantasmi della rappresentazione, trasformando una casa in uno spazio claustrofobico dove reale e artefatto si confondono.
Tra momenti di straniamento e discussioni sull'impossibilità di rappresentare le ombre della memoria, Martone costruisce una riflessione sul potere del cinema di restituire all'uomo la sua immagine perduta.