Nomad - In cammino con Bruce Chatwin

di Werner Herzog

Un viaggio a ritroso nel tempo, condotto da Herzog lungo i percorsi mitici descritti da Bruce Chatwin nei suoi libri.

herzog chatwin

Bruce Chatwin e Werner Herzog non potevano che essere amici. Uguale l’istintiva esigenza di camminare per il mondo in forma di rito sacro di conoscenza, apprendimento e guarigione; medesima la curiosità verso il potere salvifico del viaggio. (Si veda Herzog che si fece a piedi la strada da Monaco a Parigi, sorretto solo dalla strenua convinzione di salvare così la critica Lotte Eisner, gravemente ammalata, la quale in effetti sopravvisse ancora altri dieci anni). Non a caso le loro strade si incrociarono casualmente – in tempi diversi senza saperlo visitarono gli stessi luoghi – o volontariamente, come quando Herzog girò nel 1987 Cobra verde ispirandosi al romanzo di Chatwin Il Vicerè di Ouidah, in una sorta di reciproca influenza che ha infine spinto il regista tedesco a dedicare al suo amico - scomparso nel 1989 – Nomad In cammino con Bruce Chatwin, un documentario in forma di viaggio visivo alla ricerca delle storie raccontate dallo scrittore inglese. Prendendo come punto di riferimento i suoi libri (tra gli altri In Patagonia, Le vie dei canti, L’alternativa nomade), Herzog ritorna a una pelle di brontosauro che in realtà si rivela un bradipo gigante, a un vascello arenato sulla spiaggia, grotte antiche dipinte da popoli antichissimi, le misteriose vie dei canti utilizzate dagli aborigeni australiani come traiettorie segrete per ritornare all’inizio della creazione: tutti capitoli di una biografia che fonda il suo senso sul bisogno di tornare, appunto, indietro fino all’origine di tutto.

Differente, in questo contesto, solo il mezzo usato. Chatwin scriveva, Herzog mostra. Eppure l’oggetto rimane il medesimo: tracce, impronte, resti, qualcosa che si è concluso e di cui tuttavia rimane un residuo che possiamo ancora conservare con noi. La mente umana elabora idee, o immagina soluzioni fantasiose per riempire lo spazio vuoto di ciò che non è più, con un risultato a volte necessariamente mitico, al limite della verosimiglianza.  Se allora i libri di Bruce Chatwin sono stati accusati di mischiare realtà e ricostruzioni inventate, in Nomad - In cammino con Bruce Chatwin si risponde che la sua era una verità e mezzo, laddove il viaggio reale si incrocia con il viaggio della mente. D’altra parte, a che pro cercare di capire il nomadismo, i canti segreti aborigeni, se non per raggiungere uno scopo spirituale prima che storiografico e antropologico?

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Per Herzog ciò significa rievocare l’amico, anch’esso ormai assente e perduto, con tutto ciò che rimane di lui, in un processo che riproduce le modalità secondo le quali luoghi antichi ci raccontano, tramite le tracce conservate, ciò che è svanito nel tempo. Si tratta pertanto di un duplice viaggio quello di Nomad - In cammino con Bruce Chatwin, sia a ritroso verso le tracce di luoghi esotici e misteriosi, sia indietro nella vita di un amico oramai morto. Fotografie, aneddoti, quaderni, oggetti cari, perfino il tentativo di richiamare alla memoria le espressioni facciali di Chatwin: ti ricordi il suono della sua voce, chiede Werner alla vedova di Bruce, il suono della sua risata, le sue smorfie?

E infatti, la storia finale dello zaino di Chatwin, racchiude in sé la chiave per capire il senso profondo del film. Herzog lo riceve come regalo d’addio dallo scrittore, e lo porta con sé nelle sue peregrinazioni, finché una tempesta di neve lo costringe a rifugiarsi in una buca per ben 55 ore in attesa dei soccorsi. È vero, dice Herzog, lo zaino di Bruce l’ha protetto dal contatto diretto col ghiaccio, ma non è detto che abbia avuto un ruolo fondamentale nella sua sopravvivenza; ciò non toglie che mantenga un valore salvifico che è lo stesso che accomuna l’istinto nomade dei due amici. Camminare per il mondo per conoscerlo, e mantenere intatto il legame con la terra attraverso il corpo che si abbevera della sua energia, sia nella scoperta di ciò che è ora che di ciò che è stato, perché si tratta di una relazione che necessariamente si fonda sul passato per dar senso al presente.

Infatti, che senso avrebbe altrimenti questa estenuante ossessione dello spirito che costringe certi individui in un costante vagabondaggio per il mondo? Né la curiosità, né la voglia di comprendere il passato bastano a giustificare scelte di vita così importanti, e viene in fondo il sospetto che in Nomad - In cammino con Bruce Chatwin Herzog abbia cercato – seppur con la dovuta discrezione, poiché, come ricorda, non è lui il protagonista del film - di comprendere anche sé stesso attraverso la vita di Chatwin. C’è una potenza nella terra, nella vita, che nutre l’essere umano finché esso rimane in contatto con lei; le tracce del passato, le storie degli antichi raccontano anche di questa forza, che sopravvive solo se tramandata di generazione in generazione, di traccia in traccia. Camminare alla ricerca delle origini diviene pertanto una questione di vita e di morte: per poter vivere e morire in totale pienezza, in un cerchio vitale dove lo spazio vuoto dell’assenza e della perdita vengono in parte colmate dallo spirito di chi ricorda e conosce ciò che non è più.

Autore: Veronica Vituzzi
Pubblicato il 20/12/2020

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