Un peu avant minuit

di Nicolas Pariser

Nel nuovo film di Nicolas Pariser il mondo è in fiamme, e il conflitto tra un passato rimesso in discussione e un presente da ricostruire diventa anche una riflessione sul desiderio e sul modo di amare.

Un-peu-avant-minuit-sl-recensione film venezia

Si cammina molto in Un peu avant minuit, il nuovo film di Nicolas Pariser presentato in Concorso alla 83° edizione del Festival di Venezia. Léo è un personaggio che cammina da solo, insieme alla figlia, con le donne che appartengono al suo passato o con i ritrovati compagni della rivista culturale creata venti anni prima: attraversa strade, parchi, palazzi adattati a set cinematografici mentre parla, ascolta, ricorda. Il movimento accompagna quasi ogni incontro e manifesta l'instabilità esistenziale del protagonista, un suo disancoramento, come se nessuna conversazione possa realmente svolgersi in un punto definito e fermo. Eppure, i luoghi concreti che il film percorre passano in secondo piano rispetto a quelli astratti che le parole riescono a creare e a evocare. Come già accadeva in Alice e il sindaco, nel cinema di Pariser il dialogo è una forma di spazio e sembra spalancare una serie di ambienti invisibili in cui ricordi, idee, riflessioni politiche e conflitti acquistano una dimensione figurativa, si fanno immagini che affiancano ed eccedono quelle mostrate dal film, in quella che può essere letta come una declinazione del concetto di "frase-immagine" elaborato da Jacques Rancière. Ancora una volta, Pariser registra la crisi apparentemente irreversibile della figura dell'intellettuale, consumata dalle laceranti trasformazioni sociali e culturali e dal deterioramento delle condizioni che garantivano la sua funzione pubblica.

Lèo (interpretato da Melvil Poupaud) attraversa la città per poter, in realtà, ripercorrere il proprio passato, muovendosi tra un ricordo e l'altro. La morte del padre biologico, un uomo che non ha mai conosciuto, e i misteriosi e mai chiariti rapporti che aveva con la madre creano un nuovo orizzonte nella sua vita e suscitano un improvviso senso di vuoto che lo spinge a una profonda riflessione su sé stesso. In attesa di partire per l'Italia, dove dovrà risolvere le pratiche legate al testamento e all'eredità, trascorre alcuni giorni a Parigi e decide di riallacciare i rapporti con la figlia diciannovenne e gli ex colleghi della sua vecchia esperienza editoriale. Le donne che incontra risuonano in lui come una sorta di risveglio morale e, al tempo stesso, quasi come delle emanazioni di un passato che si riattualizza nel presente. Insieme a loro, durante le lunghe passeggiate e i confronti dialettici, riemergono modi di pensare, di desiderare, di relazionarsi e di stare al mondo che oggi non possono più essere considerati innocenti. Intrecciando i racconti e i ricordi personali a una visione generazionale e sociale, Lèo viene messo di fronte a un insieme di dinamiche di cui faceva parte (alcune stagiste li chiamavano "l'Orda") e in cui aveva imparato a vivere: una cultura che affidava la parola e la centralità intellettuale agli uomini e relegava le donne ai margini, al ruolo di muse, oggetti del desiderio o comparse. Per questo il passato non rimane solamente un luogo da ricordare, rimpiangere o rievocare con nostalgia, ma può diventare un terreno di conflitto, anche aspro, con cui il presente entra in collisione.

Un-peu-avant-minuit-sl-recensione film venezia fd

Mentre Lèo affronta sé stesso e i propri fantasmi, Parigi brucia. Il mondo brucia. Spinto verso il baratro dalla deriva della democrazia, dalla crisi del pensiero e da una pulsione autodistruttiva che sembra accompagnarne il declino, a cui si aggiunge l'emergenza ambientale. È un tema che veniva toccato anche in Alice e il sindaco, attraverso il fugace personaggio di Delphine, ma che in Un peu avant minuit diventa lo sfondo dell'intero film (a partire dal titolo). Parigi è infatti scossa da una serie sempre più violenta di scontri tra giovani manifestanti e polizia, in un clima da guerriglia urbana che attanaglia una città in fiamme e stretta in una tensione continua – riflesso del tormento del protagonista e del tracollo dell'ambiente culturale e intellettuale a cui appartiene. Il mondo brucia, s'infiamma e di rimando ci consuma, parafrasando Georges Didi-Huberman. E a bruciare sono sempre e comunque le immagini attraverso le quali ci riconosciamo: quelle che Lèo ha di sé stesso, quelle della sua generazione, quelle di un passato problematizzato e rianalizzato. È nell'incontro anacronistico tra temporalità differenti che queste immagini tornano a essere leggibili ed è da questa frizione che nasce il loro bruciare.

Tutto il film è ammantato da un velo di incertezza e di sospensione, dal momento che molti dei dubbi di Lèo rimangono insoluti, così come resta indefinito il posto che occupa nel presente. È una figura di transizione, stretta tra la generazione di suo padre, con la sua eredità problematica e le contraddizioni che ha contribuito ad alimentare, e quella della figlia, che sembra aver ritrovato una maggiore capacità di prendere posizione, di lottare e di desiderare e immaginare un cambiamento. Un peu avant minuit è in definitiva un film che si interroga sul senso del sentimento, del desiderio e dell'amore, in una chiave privata e, proprio per questo, profondamente politica. Del resto, è anche (e forse soprattutto) il modo in cui si ama, si desidera e ci si relaziona all'altro a trasformare una società, ridefinendone i rapporti di forza, le gerarchie e persino l'idea del futuro.

Autore: Andrea Vassalle
Pubblicato il 17/09/2026

Articoli correlati

Ultimi della categoria