Watcher

di Chloe Okuno

Il primo lungometraggio di Chloe Okuno è un thriller psicologico che ci porta a dubitare di noi stessi e degli altri, in una spirale voyeuristica carica di ansia.

Watcher recensione film

La regista statunitense Chloe Okuno, che si era già fatta superficialmente conoscere con un episodio della raccolta horror V/H/S/94, si presenta al grande pubblico con il suo primo lungometraggio, presentato quest’anno al Sundance. Il titolo, Watcher, è una dichiarazione d’intenti: si tratta di un nuovo esponente di quel prolifico filone del genere thriller psicologico in cui l’atto del guardare è al centro della narrazione, e che vede ne La finestra sul cortile il suo rappresentante più celebre. Così come nella pellicola di Hitchcock, anche qui il confine tra l’atto (apparentemente) innocente del guardare e l’atto invasivo dello spiare si fa sempre più labile.

Protagonista della vicenda è Julia, appena trasferitasi da New York a Bucarest a causa del nuovo lavoro del marito Francis, di origini rumene. La donna si ritrova isolata in una città sconosciuta, nella quale non conosce nessuno e con una barriera linguistica che le impedisce di comunicare. La sensazione di straniamento viene acuita dal ritrovamento nel quartiere del cadavere di una donna, vittima di un serial killer che da tempo affligge la città, ma soprattutto dallo scoprire che un uomo la fissa con insistenza da una finestra del palazzo di fronte. Da qui inizia una spirale discendente nella paranoia, che porta Julia alla convinzione di essere seguita e perseguitata; se all’inizio il marito le dà credito, con il passare dei giorni diventa sempre più scettico, così come la polizia, che si accontenta di un controllo sbrigativo che non porta a nulla.
Okuno costruisce bene i meccanismi che fanno crescere la tensione, portando anche noi spettatori a dubitare della veridicità delle convinzioni della protagonista, conducendoci al paradosso estremo: e se fosse invece Julia a spiare inconsapevolmente il vicino?

La tematica centrale è quella della credibilità di una donna che si sente oppressa da un uomo, una questione cardinale della contemporaneità, in cui spesso l’affidabilità della vittima viene messa in discussione. Lo stalking e il gaslighting ben si prestano alla fabbricazione narrativa di un thriller, che, nelle pieghe della subdola manipolazione psicologica, permette di immedesimarsi nella crescente paura ansiogena provata dalla protagonista. Okuno focalizza l’attenzione sulla dimensione scopica, l’attrazione fatale generata dal voyeurismo e spesso accompagnata da un’ossessione mortifera, come nel caposaldo del genere L’occhio che uccide di Michael Powell; scopofilia e inquietudine si intersecano, facendosi trama e ordito di un tessuto filmico se non originale, sicuramente intrigante e avvincente, che rende la visione scorrevole. La regista ha dichiarato di essersi ispirata a Roman Polanski, ma se in Rosemary’s Baby è l’appartamento stesso a divenire minaccioso, portando il terrore dentro la dimensione domestica, in Watcher la casa è, invece, il luogo protetto dal pericolo esterno. E se nel film del 1968 il marito è assente, lo è a causa del suo coinvolgimento, qui diversamente lo è per una pecca di sceneggiatura, che lo porta a lavorare convenientemente fino a orari improbabili.

Il personaggio di Julia è interpretato in modo convincente da Maika Monroe, che già si era fatta apprezzare in It Follows e The Guest, tra i migliori horror degli ultimi anni. Le fa da contraltare un ottimo Burn Gorman, il cui volto da caratterista contribuisce molto a rafforzare le atmosfere perturbanti, come spesso è riuscito a fare nel corso della sua lunga carriera. Altra protagonista imprescindibile è la città di Bucarest, che aiuta largamente nella costruzione della sensazione di alienazione e isolamento che attanaglia Julia, facendosi via via sempre più ostile e minacciosa. La scelta di ambientare la storia nella capitale rumena, anche se derivante da un budget troppo ristretto per poterla girare a New York, come inizialmente voluto, è stata sicuramente vincente, aggiungendo così un piano di complessità inedito. Lo stile scelto per la regia rimanda chiaramente a Fincher, lavorando in modo minimale, asciutto ed essenziale, puntando su un’eleganza asettica che lavora di concerto con la sceneggiatura. Il finale forse pecca di prevedibilità, ma è anche decisamente funzionale al messaggio che Okuno vuole veicolare, preferendo una via più battuta ma al contempo urgentemente reale e attuale.

Watcher si inserisce dunque a pieno titolo in quelle correnti thriller che meglio si prestano a fare da fondamenta a una riflessione sulla vessazione della condizione femminile odierna, nella quale la vittima viene sminuita e tacciata di isteria, portando molte volte alle conseguenze estreme e drammatiche di cui troppo spesso leggiamo nella cronaca nera dei quotidiani.

Autore: Gaia Fontanella
Pubblicato il 10/09/2022
USA 2022
Regia: Chloe Okuno
Durata: 96 minuti

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