Vers la tendresse

di Alice Diop

Breve cronaca lucida e onesta sull'amore al maschile, il film di Alice Diop descrive come e quanto le dinamiche distorte della società deformino le relazioni intime

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È difficile parlare di amore, non sappiamo cos’è. Il sentimento è un concetto trasmissibile e dunque anche facile a perdersi nelle maglie della società capaci a volte di stritolare le persone che vi vivono dentro. In Vers la tendresse (2016), di Alice Diop, quattro ragazzi della Banlieue parigina raccontano il proprio rapporto con l’amore e la mascolinità intrecciandolo alle dinamiche disfunzionali che muovono la collettività. Per quanto infatti le singole storie, espresse con un’onestà che sfiora la confessione, siano tutte profondamente personali, da queste emergono significati comuni relativi a un’idea di società basata sul consumo e il potere nonché un senso condiviso di segreta vergogna, paura ed amarezza.  

La mercificazione di ogni cosa traduce le relazioni con l’altro sesso in scambi di favori – lei donna mi offre sesso e una potenziale stabilità, io uomo la mantengo – affetti e impulsi repressi perché talvolta omosessuali, forme rigide di autodifesa dove ciò che conta è sfuggire al giudizio, eguale a condanna, degli altri. Le persone soggiacciono a una struttura sociale che vede maschi e femmine pesantemente schiacciati dai propri ruoli: lo sguardo di Diop cattura la distanza fra i ragazzi e le donne, presenti quest’ultime come figure lontane, talvolta nascoste dietro un vetro, o anche apparizioni fugaci per strada. L’affettività è un’esperienza taciuta, soggetta ad equivoci, accettata solo come episodio clandestino e facilmente doloroso. L’esigenza di aderire a un modello mascolino che rifugge dalla vulnerabilità - simboleggiata dall’essere penetrati – costringe i rapporti a soddisfare esigenze utilitaristiche dove ogni spontanea emozione è negata. 

Vers la tendresse lascia che siano le parole stesse dei protagonisti a delineare la visione di una comunità in cui i severi codici sessuali, razziali, religiosi e di classe si sovrappongono incidendo profondamente sulle possibili scelte di vita. Conformarsi o non conformarsi non è qui una questione retorica ma il bisogno concreto di valutare la propria natura secondo - o meno - le aspettative altrui. Le piccole infrazioni delle regole sono tollerate purché il disegno generale non venga mai messo realmente in discussione L’amore è un’esperienza la cui pienezza viene negata perché non è possibile investirvi sopra; d’altra parte in queste storie i genitori si scoprono essere i primi a non avervi investito. Manca pertanto la fiducia nel dialogo sincero, e poi non c’è tempo per queste cose, bisogna guadagnare sia in termini economici che di status. Nelle immagini di Alice Diop appare ciò che rimane di tutto ciò nella realtà: la sterile consolazione del consumismo fatto di lattine, panini, droghe, vestiti alla moda, in mezzo ai quali si muovono silenziosamente i ragazzi indugiando ai tavoli dei bar e agli angoli della strada, seduti quieti in macchina o sui mezzi pubblici.  

Se l’amore è in questo tipo di mondo una trappola, allora l’amore stesso risulta un atto quasi rivoluzionario, di rottura con gli schemi perché concretizzazione del tabù più forte, la tenerezza. Protagonisti dell’ultima sequenza del mediometraggio sono una coppia colta nell’intimità del letto vissuto tra chiacchiere miste a coccole: gli oggetti scompaiono, bastano due persone a riempire le inquadrature. La regista non può non concedere una finale apertura verso le possibili esperienze nascoste dentro la rete serrata del mondo: modi alternativi di essere sé stessi, di tentare l’amore, mettersi in gioco. L’immagine rende reale ciò che era stato finora impossibile da immaginare perché cosa sconosciuta, inaspettata breccia di sollievo; il sentimento si sospende sopra i principi conformisti e se ne prende gioco, trovando spazio nel rifugio di una camera dove i corpi non sono più consumati ma nutriti.  

Autore: Veronica Vituzzi
Pubblicato il 10/12/2022
Francia 2016
Regia: Alice Diop
Interpreti: Anis Rhali
Durata: 38 minuti

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