Halloween – The Beginning

di Rob Zombie

Nelle mani di Rob Zombie la saga di Michael Myers torna a nuova vita con un anomalo remake dal fascino perturbante.

Halloween-The-Beginning recensione film rob zombie

Erano bastati solo pochi minuti, a John Carpenter, per raccontarci le origini del Male, togliere per un istante la maschera al piccolo Michael Myers e allontanarsi dalla scena del crimine, lasciandolo per quindici anni solo con il suo mistero. Pare partire da qui, da quella breve (e memorabile) sequenza iniziale, Rob Zombie per il suo Halloween – The Beginning, prendendo proprio quegli ultimi fotogrammi ma dilatandoli all'inverosimile, in un viaggio a ritroso alla ricerca della scintilla dietro a quello sguardo innocente e omicida. Sta tutto in questa differenza di prospettive, d'altronde, il principale scarto tra l'Halloween originale e il suo dignitosissimo successore, il senso di un'operazione che non vuole riscriverne il mito ma, piuttosto, guardarlo da un'altra angolazione.

Dopo aver portato alla saturazione un intero immaginario fatto di killer redivivi e schemi ripetuti all'inverosimile, la saga dedicata a “The Shape” opta così per una nuova rinascita, prendendo a modello il canone rappresentato dai primi due film e costruendovi attorno un remake/reboot che è anche un prequel, la cronaca delle origini di un Male redivivo e finalmente ben visibile. Perché è proprio nella quotidianità famigliare e nell'infanzia di Michael che si immerge, senza paura di sporcarsi, lo sguardo cinefilo di Rob Zombie, cercando in quel filmino di famiglia tipicamente white trash le ragioni e le cause che hanno portato alla nascita del serial killer più iconico della storia del cinema.

Il risultato è un'opera brutale e suggestiva, marcatamente divisa in due tempi, tra un passato restituito con stile rabbioso e vibrante e un presente dal ritmo implacabile, dove il regista ci introduce nell'alienazione progressiva di Michael, nei suoi silenzi ostinati, nella sua fredda determinazione omicida, fino a illuminare di una nuova luce persino il successivo (e risaputo) corso degli eventi.

È qui, nei sobborghi di Haddonfield, che diventa infatti chiaro come sia ormai lontano l'Halloween carpenteriano, una distanza evidente tanto per la messa in scena di un orrore sempre più sanguinario e viscerale quanto per un punto di vista capace di ribaltare e ridistribuire temi e ruoli. Ecco allora che Michael cessa di essere l'antagonista impenetrabile, onnisciente e vagamente soprannaturale dei capitoli precedenti per diventare, a tutti gli effetti – grazie a quegli antefatti che gli hanno donato un briciolo di umanità – l'ennesimo esemplare del  circo di freaks del regista di The Devil's Rejects, il pezzo forte di una poetica sanguinaria capace di provare una disturbante empatia persino per il più terribile dei suoi emarginati.

E se nel film originale era Laurie il perno tematico della vicenda, con quella sessualità repressa e quel moralismo castrante di cui l'Ombra della Strega era, in definitiva, la più concreta e terribile proiezione, il nuovo Halloween, pur non disdegnando la consueta mattanza di adolescenti, decide di eleggere proprio Michael a protagonista assoluto, tentando di scrutarne finalmente il volto (e lo sguardo) nascosto dietro alla maschera. Eppure, benché sempre in campo, il suo è uno sguardo che resta impenetrabile, un pozzo oscuro fatto di un'assenza di calore e di umanità che niente e nessuno può capire o salvare, né il Dottor Loomis (Malcolm McDowell) che rinuncerà a curarlo, scatenando quella tempesta perfetta nella notte di Ognissanti, né il regista stesso, costretto a mostrarci, una volta esaurite le parole, l'avanzare implacabile di quel Male assoluto che rifiuta ogni catalogazione.

Senza tradire l'immaginario delle origini ma sovrapponendovi il proprio, in un equilibrio che – tra citazioni (da L'isola degli zombies a Non aprite quella porta) e suggestive trovate espressive – ha del prodigioso, Zombie crea così il miglior remake che si potesse immaginare, il trionfo di un orrore costruito con occhio sapiente e originale, in grado di confermare il talento di un regista giunto con questo film alla sua definitiva prova di maturità.

Autore: Mattia Caruso
Pubblicato il 06/11/2018

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