Tra strutture fiabesche e ambienti neofuturisti, il nuovo lavoro di Refn mette apertamente in crisi il ruolo stesso del regista. Il danese mette in scena l'atto iconoclasta della sua stessa musa, smontando la gabbia iper-saturata del suo cinema per liberare l'immagine da ogni forma di controllo patriarcale e d'autore.