La nuova epopea di Paul Thomas Anderson cerca di mettere in scena la crisi privata e collettiva degli Stati Uniti, ma il risultato ci sembra più l'apologia di una soggettività pacificata piuttosto che un’alternativa rivoluzionaria allo status quo.
Un film, magnifico, che riesce nel compito assai arduo di far convivere l’intensità formale tipica del cinema di Paul Thomas Anderson all’illusione spettatoriale di assistere allo scorrere di una vita colta semplicemente nel suo farsi.
Presentato nella sezione "Sconfini" di Venezia e presto in bluray grazie al notevole lavoro della Criterion Collection, la nuova versione dell'albero della vita non è un extended cut né una director's cut: è semplicemente un altro film.