Nascoto

Cyrano

di Veronica Vituzzi
Cyrano recensione film wright

Tutti conosciamo in modo approssimativo i dettagli più famosi della storia di Cyrano: un uomo dal naso abnorme, coraggioso eppure troppo timido per rivelare i suoi sentimenti all’amata Roxanne. L’opera teatrale di Edmond Rostand basa però il suo preciso senso nel dettaglio dei discorsi, poi evoluti in lettere d’amore, che Cyrano pronuncia di nascosto attribuendoli alla persona del bel Christian, amato a prima vista dalla donna. Le parole appassionate non sono solo l’oggetto intorno al quale si sviluppa la vicenda, ma in virtù del loro contenuto elaborano esse stesse un soggetto cui devono aderire i personaggi. Se cantarle diviene allora un modo per sottolineare la natura stratificata della storia, il cinema è un ulteriore mezzo di espansione narrativa a disposizione.
L’adattamento cinematografico di Cyrano diretto da Joe Wright trae le sue origini da un precedente adattamento musicale di Erica Schmidt di cui mantiene l’intelligente intuizione di eliminare la presenza del naso smisurato del protagonista per traslarlo nella statura deficitaria dell’attore Peter Dinklage. La “deformità” di Cyrano è un concetto universale, non un singolo ed esplicito dato di fatto: una certa trasversale idea di indegnità, l'impossibilità d’essere amati. Lo stesso Christian, pur bellissimo, soffre l’incapacità di sapersi esprimere degnamente come sa fare Cyrano. Il loro incontro assume le forme di un completamento di talenti atto a realizzare una storia d’amore perfetta: quella ciò che Roxanne pretende di vivere, suggerendo involontariamente a Cyrano l’idea di farsene autore. Tramite il corpo di Christian, forte della propria appassionata eloquenza, egli può divenire l'innamorato ideale, esprimere i propri sentimenti e vivere l'illusione di essere amato. 

Wright risponde con abilità a questa esigenza narrativa adottando un ritmo armonioso e scorrevole dove la cura dei costumi e delle scenografie lascia spazio ai protagonisti del triangolo amoroso, ugualmente ben caratterizzati - benché Dinklage non manchi di primeggiare. Cyrano è un film godibile da guardare perché riconoscibilmente ben fatto fin dalle prime sequenze, ma proprio la sua piacevolezza rischia di mettere in secondo piano lo sforzo con cui il regista cerca di approfondire quella che è ben più di una semplice trama d’amore. Minuscoli dettagli suggeriscono il sospetto che forse Roxanne sappia inconsciamente che è Cyrano a scrivere le lettere per Christian, e che tuttavia la fascinazione per il dialogo amoroso che ne è scaturito le impedisca di abbandonarsi al Cyrano uomo, troppo presa dalle parole del Cyrano autore.
L’amore sembra possibile allora solo come racconto, una distanza fisica colmata soltanto dalla condivisione spirituale. Cyrano è un musical, è come tale presenta scene di danza, ma i tre innamorati non ballano mai insieme: un desiderio di contatto bloccato dalla paura che diviene la colpa e personale deformità interiore dei personaggi. L’unica liberazione possibile, il singolo istante di verità si trova solo nella morte, racconto sincero contrapposto al gioco di maschere di Cyrano e Roxanne; ed è in un campo di battaglia, in attesa di uno scontro suicida, che le voci dei soldati che salutano i propri cari fanno eco alla confessione finalmente sincera del protagonista. Il romanticismo di Wright non può esimersi da farsi sottilmente tragico proprio perché ostacolato da circostanze triviali: il denaro e il potere giocano un ruolo sottile ma decisivo nella storia, accentuando l’ideale amoroso come illusione, sogno, possibile fuga dalla realtà che è specchio dell’indegnità dei personaggi.  

Cyrano è pertanto un film doverosamente sentimentale, elaborato, abbellito; il contesto storico e il passato dei personaggi ha poca importanza perché la loro obbedienza a una recita nella recita assegna già un’attenzione massima alla complessità dei loro caratteri. La fluidità di un’opera così equilibrata, pur nelle vesti di pellicola romantica, nasconde pieghe di disperata fragilità: segno di una coerente coincidenza con un racconto d’amore che, espressamente creato e interpretato dai suoi autori, non riesce a cancellarne la vulnerabilità psicologica, così esigente di sollievo da nutrirsi di sole parole.

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Joe Wright Peter Dinklage Haley Bennett Kelvin Harrison Jr. 126 minuti
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