Il terzo film di Mark Jenkin sembra attraversato da un implacabile sentore mortifero, enfatizzato dall'uso, in senso disorientante, del sonoro e dell'immagine, grazie a cui il cineasta crea un doloroso racconto sull'inesorabilità del destino.
Il debutto di Autumn de Wilde è una fedele quanto personale trasposizione austeniana, che con agilità si trasforma da giostra frenetica a trabocco emozionale.