Revenge

Torino 2017 Autore: Samuele Sestieri      Pubblicato il: 30/11/2017

L’esordio di Coralie Fargeat è un appagante revenge-movie in salsa gore che racconta la vendetta femminile contro il potere fallocratico.


Francia, 2017

Regia: Coralie Fargeat

Cast: Matilda Lutz, Kevin Janssens, Avant Strangel, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède

Durata: 108 minuti

C’è una sequenza particolarmente emblematica in Revenge di Coralie Fargeat: l’eroina vendicatrice interpretata da Matilda Lutz ha uno scontro all’ultimo sangue con un uomo che la insegue in macchina. L’identificazione fra maschio e acceleratore, fra testosterone e motore, si fa radicale. La donna, rinata dal proprio dolore, spara furiosa contro l’uomo-motore. Sopravvissuta alla morte e ai soprusi del maschio, lei è diventata una forza della terra. Ed è una terra - questa dove è ambientato il film - arida e pericolosa. Il deserto è il campo di battaglia di una guerra fra sessi di portata così estrema da farsi ostinatamente ludica.
Nel post-Fury Road, d’altronde, la stasi di un paesaggio eterno è il terreno privilegiato per l’irruzione della forza: velocità, inseguimento, duelli corpo a corpo, proiettili e sangue…un mare di sangue.
Al suo esordio, Coralie Fargeat dirige un revenge-movie in salsa gore, tutto incentrato sulla mutazione della figura femminile. Mutazione che, per funzionare, non può che ricorrere al parossismo. All’inizio Jen è donna-immagine, figurina sexy a due dimensioni, ennesima superficie dell’era Spring Breakers. Il suo corpo è dato in pasto alle fauci maschie dei tre omaccioni viscidi di turno. Viene gettata in un dirupo, cadendo su un tronco che le trapassa la carne: una penetrazione che le dona, di fatto, la forza della terra. Giunge così l’incantesimo rosso sangue: la superficie rivela finalmente la carne viva, il corpo femminile rinasce, portato a nuova vita.
Coralie Fargeat decide di accelerare, di fregarsene di qualsiasi verosimiglianza, portando tutto al livello granitico dell’exploitation. La figura della donna si fa demone giusto e ancestrale: abbandonato Jen, il corpo femminile ritorna al Mito. La sua forza vendica tutte le ingiustizie commesse dal sesso forte: contro un immaginario fallocratico, la figura supereroistica di Revenge è dura e pura action woman. Si riappropria della sua dignità, affogando in un oceano di sangue l’immaginario della ragazza-immagine: non è la classica tipa tosta, ma è una furia in stile Izo che non si fermerà finché la vendetta non sarà compiuta.
La regista gioca sapientemente con tutti gli stilemi dell’action-movie, cosparge qua e là elementi di cinema horror, fa dell’inseguimento il movimento avvolgente del suo film. Se nella prima parte si corre nel deserto, nella seconda si gira intorno: dalla linea retta al cerchio, dall’orizzonte infinito agli ambienti asettici e glamour della casa nel deserto. Un grido contro la mercificazione dei corpi che si consuma nel girotondo finale dove chiarire tutti i conti contro il maschio alfa.