Visioni

Disoccupato in affitto

Regia: Pietro Mereu, Luca Merloni
Soggetto e sceneggiatura: Pietro Mereu, Luca Merloni
Cast: Pietro Mereu
Produzione: MM Film
Distribuzione: Distribuzione Indipendente
Nazionalità ed anno: Italia, 2012
Durata: 75 minuti
Data di uscita: venerdì 11 maggio 2012
Sito ufficiale

La disoccupazione è un lento genocidio, scrive il premio Nobel Josè Saramago, e la verità delle sue parole la viviamo con gradi diversi tutti i giorni. C’è chi ha 18 anni e guarda disilluso ai diversi sentieri universitari posti davanti a lui, sapendo che quasi nessuno di essi gli darà quella preparazione professionale che oggi sembra essere appannaggio esclusivo delle Università private, e quindi privilegio di una sottile percentuale della popolazione. C’è chi di anni ne ha 25, e si scontra giorno dopo giorno con la nuova realtà nata dall’estinzione del posto fisso, con tutte le sue conseguenze. Se un tempo avere un lavoro aiutava anche a trovare e vedere un posto al mondo per sé stessi, influendo sull’elaborazione di un’identità, a  ben vedere forse la vera scissione schizofrenica del postmoderno di cui si parla tanto è proprio questa, cambiare e migrare ogni tre, sei mesi o un anno, vivere a tappe senza avere la possibilità di rendere il proprio lavoro la costruzione di un progetto continuativo. Avere 25 o 30 anni e chiedersi se il sistema pensionistico sarà ancora in piedi quando sarà il proprio turno. O averne 50 e sentirsi merce scaduta, licenziati di punto in bianco e praticamente inesistenti, privi di valore nel mondo del lavoro.

La disoccupazione è una tragedia totale, esistenziale e sociale ed economica, un fenomeno che in Italia assume caratteristiche particolari ma non ne è ovviamente una sua esclusiva. Ne è un esempio la storia di David Lowe, inglese ventiquattrenne con una laurea di storia. Spinto dai debiti e dalla mancanza di lavoro, il giovane si è inventato una particolare forma di protesta e ricerca di un impiego allo stesso tempo, ovvero girare per le strade di Londra con addosso un cartello da uomo-sandwich con su scritto “Job Wanted”. Dopo un po’ di attenzione mediatica e qualche avventura il ragazzo ha trovato lavoro. Prendendo spunto da questa storia, Pietro Mereu, ovviamente disoccupato, decide di girare l’Italia con un cartello simile e di testimoniare il suo viaggio con una telecamera, creando, assieme al regista Luca Merloni, Disoccupato in affitto, un documentario a dir poco indipendente presentato l’anno scorso al Rome Independent Film Festival e oggi in uscita. In poco di un’ora Mereu ci porta su e giù per l’Italia, per le sue città più importanti (Roma, Firenze, Napoli, Genova) ma anche in quelle un tempo viste come isole felici, luoghi nei quali si diceva che trovare un impiego non fosse affatto un problema, come Milano o Verona.

Accompagnato dalle ottime canzoni del cantautore romano Davide Combusti – in arte The Niro – Mereu si muove casualmente per le vie, ferma i passanti, parla con i negozianti e i venditori ambulanti e incontra altri, molti, disoccupati. Tra qualche datore di lavoro che si fa lasciare il numero promettendo di fare il possibile – difficile credere che in questo la presenza della videocamera non aiuti – e sfoghi di persone stanche e disilluse, Mereu riesce grazie all’escamotage del cartello a raccogliere una serie di interviste assolutamente sincere e non programmate. Nel corso del documentario abbiamo modo di toccare con mano i pensieri della gente comune, che gli autori lasciano libera di esprimersi, senza cercare di strutturare un discorso o dimostrare una tesi. Emerge così una rappresentazione non filtrata della situazione, l’immagine di un paese statico, frustrato e intrappolato in sé stesso, attraversato da incomprensioni e contraddizioni, come quella tra i giovani che denunciano la mancanza di lavoro o le condizioni schiaviste dei pochi posti a disposizione, e i più anziani proprietari di vari esercizi commerciali, che lamentano invece la mancanza di volontà dei disoccupati a fare i compiti più scomodi, come i turni nel finesettimana.

Disoccupato in affitto non ha ovviamente i suoi pregi nella realizzazione tecnica, amatoriale e volutamente non ricercata, funzionale alla storia, ma nella genuinità e simpatia con la quale riesce ad illustrare una realtà drammatica e terribile. Tra  alcune esplosioni di riso e momenti ben più drammatici viene posta davanti allo spettatore la fotografia di un fenomeno che in Italia viene trattato poco e male,  spesso con retorica e doppi fini. Senza andare in cerca di risposte o del dramma facile, Mereu e Merloni mostrano invece con semplicità il nostro paese, che  giorno dopo giorno sembra precipitare sempre più in una crisi non solo economica ma anche sociale e culturale, una nazione che crolla senza prospettive ma che sembra continuare a dire a sé stessa, “fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene.”

Discussion

2 Responses to “Disoccupato in affitto”

  1. Ho finito, questo è già l’ultimo giorno, guardo indietro, 20 e più anni, ho costruito un luogo, uno spazio che tutti faticano a esplorare, sono stata come la lumaca che si porta dietro tutto, questo è una biblioteca, un tutto organico dove nessuno vuole perdersi perchè i labirinti sono finiti con Calvino, io che amavo perdermi anche a Parigi per il brivido delle prossime svolte misteriose. Nessuno si perde perché nessuno si trova, forse. Ora ho finito, “A vous de jouer” diceva Gorani o Maynard in un altro tempo e già allora ci si voleva perdere. Viva la perdizione. Ora sono disoccupata a 65 anni. Quali strade? Chissà, ancora labirinti fino all’ultima svolta, peroé resto in affitto nel gioco ultimo.

    Posted by Maria G. Vitali-Volant | 10 maggio 2012, 18:46
  2. Grazie Matteo…hai colto nel Segno. Pietro Mereu

    Posted by pietro | 10 maggio 2012, 16:16

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