Il body horror d'esordio di Marion Le Corroller coglie intuizioni felicissime ma fatica a farne vero cinema e presto cade vittima degli atteggiamenti che vorrebbe criticare, impantanato in una sorta di "ansia di influenza" che la porta a volersi accreditare in un immaginario che oggi corre talmente veloce da essere, paradossalmente, già "post".