The Day She Returns

di Hong Sang-soo

È forse quindi lo stesso Hong Sang-soo a suggerire che è proprio la parola scritta, nella forma di articolo, saggio o sceneggiatura che sia, ad avere ancora potere sul reale.

The Day She Returns - recensione film Hong Sang-soo

La collaborazione tra Hong Sang-soo e il Berlin International Film Festival sembra essere più florida che mai: The Day She Returns, dopo il What Does that Nature Say to You presentato in concorso lo scorso febbraio, diventa il settimo “installement” del cineasta coreano nella capitale tedesca. Il film, inoltre, risulta essere un ritorno cromatico e tematico ad alcune opere immediatamente precedenti: Walk-Up, del 2022, è infatti l’immediato antecedente del suo bianco e nero, un primitivismo delle immagini che si accompagna a una ripresa – apparentemente un vero e proprio aggiornamento rivisitato – del successo In Our Day, del 2023. In quest’ultimo film, infatti, un regista ormai ritiratosi a vita privata dopo la morte del suo gatto, riceve, insieme a una famosa attrice ritornata da poco in Corea del Sud, giovani artisti in cerca di consigli, mentre al centro di The Day She Returns vi è una famosa attrice che torna alla recitazione dopo anni di inattività ricevendo, al tavolo di un ristorante di cucina tedesca, giovani giornaliste che bramano di intervistarla, più per la sua immagine di un tempo quale icona di bellezza che per il nuovo film che la vede protagonista. Ed è proprio in questa accennata ripetitività tematica che il film concentra tutta la sua forza, nel sovrapporsi delle figure delle intervistatrici, esili sagome eteree che sembrano emulare quella di Bae Jeonsug (Song Sun-mi) nella sua ricerca di un nuovo spazio all'interno dell'industria del cinema coreano. Mano a mano che le domande si susseguono, tutte uguali tra loro, è l’assottigliarsi della singolarità di ognuna delle ragazze a produrre una reazione sempre più respingente da parte della protagonista: più una frase assomiglia a quella pronunciata dalla precedente, più Jeongsu sembra perdere di luminosità e forza. Da personaggio solare e spontaneo a inizio film, a puro automa da “interviste” alla fine del terzo segmento.

Proprio alla fine di questa ultima sezione di interviste, quando Jeongsu si reca alla sua settimanale lezione di recitazione e le viene chiesto di replicare quanto le è accaduto durante la giornata, la coincidenza caratteriale delle intervistatrici diviene reale smarrimento. Jeongsu sembra incapace di ripetere, ricordare ed emulare quanto è appena avvenuto. Le immagini delle ragazze si sovrappongono, le domande poste da esse si distorcono e assumono un significato contrario rispetto a quello iniziale. Variazioni che diventano pretesto, forse inconscio, per la donna a distorcere la realtà a sua pura necessità narcisistica. Una manipolazione degli eventi figlia di un disperato tentativo di apparire, agli occhi di noi spettatori, nel modo in cui lei avrebbe voluto vivere la sua vita, piuttosto che restare, forse, troppo presto incatenata a un matrimonio non voluto e a una figlia inattesa. Dapprima, a indicarci questa volontà nel cercare di mutare il reale, e di conseguenza avvenimenti passati di vita privata, è la telefonata che intercorre tra la protagonista e una delle tre intervistatrici, dove si palesa la sua necessità di oscurare, manipolare e distorcere lo script, non ancora completo, dell’articolo che la giornalista avrebbe poi scritto, usando come base le dichiarazioni registrate dalla stessa durante la mattina.   

È forse quindi lo stesso Hong a suggerire come sia proprio la parola scritta, nella forma di articolo, saggio o sceneggiatura che sia, ad avere ancora un potere massimo sul reale rispetto a tutti gli altri media, con la sua forza capace di manipolare gli eventi tramite elisioni e omissioni, distorsioni che seppur minime possono generare, agli occhi del lettore o dello spettatore - quindi, appunto, noi - un mutamento nella percezione non solo del contemporaneo ma anche del passato. Uno stesso mutamento che vediamo e percepiamo verso la figura di Bae Jeongsu, dapprima icona irraggiungibile, poi semplice star narcisista e manipolatrice.  

The Day She Returns sembra essere quindi il film, almeno rispetto all’ultima decade di produzioni, più pessimista e decadente di Hong Sang-soo. Mai si era vista una tale repulsione, accennata o suggerita, verso un personaggio principale. Un ritorno al bianco e nero che, forse per la prima volta, ci consegna la visione di un mondo senza colori e sfumature (la stessa scelta cromatica è virata verso una palette di bianchi e neri asettici mai incisiva nel donare profondità alle inquadrature) dove persino la luce di un’icona del cinema sembra essere ormai quella di una stella morente.

Autore: Emanuele Polverino
Pubblicato il 26/02/2026
Corea del Sud 2026
Regia: Hong Sang-soo
Durata: 84 minuti

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