Princesa Burro

di Cristóbal León Joaquín Cociña

Con Princesa Burro, León e Cociña si cimentano con il live-action passando ad una struttura più lineare che apre la loro poetica allucinata e macabra a nuovi codici, grazie a una fiaba classica di formazione e d'amore che riflette, ancora una volta, sul potere manipolatorio del cinema.

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Cristóbal León e Joaquín Cociña non si limitano mai a raccontare semplici storie, ma costruiscono veri e propri sogni “a occhi aperti”, creando delle esperienze che ridefiniscono, ogni volta, i canoni della stop-motion e del live-action. Su questo dualismo gioca anche la loro nuova opera, Princesa Burro, appena presentata in anteprima mondiale al Festival di Locarno 2026. Il loro cinema è un cinema fortemente analogico e artigianale, che crea situazioni paradossali proprio per offrire allo spettatore la narrazione primordiale della Settima Arte, quella basata soprattutto sull’intrattenimento e sulla formazione dello spettatore, il cui sguardo si plasma e “cresce” attraverso il film che viene raccontato dal duo cileno. Fin da La Casa Lobo e Los hiperbóreos, infatti, León e Cociña giocano apertamente con le strutture del cinema, imbastendo percorsi meta-cinematografici labirintici e perturbanti dove l’immagine si trasforma in una superficie mutante, un organismo vivo in cui il tempo e la forma si sgretolano sotto gli occhi dello spettatore.

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La nuova opera dei registi si struttura apparentemente come la simulazione di una fiaba di formazione, in cui la ricerca dell’amato Lalo, esiliato dal tirannico re Arturo, da parte della principessa Diana, la conduce verso mondi paralleli. Questi ultimi si fanno metafora esplicita del coming-of-age, del passaggio di stato e della necessità di affrontare l’ignoto – ossia le proprie paure - per ridefinire il proprio destino e affrancarsi dalla logica autoritaria del controllo dei più adulti – il re – nei confronti di chi sta tentando di trovare il proprio posto nel mondo. I corpi reali degli attori, per la prima volta, in Princesa Burro abitano lo spazio scenico, generando un corto circuito di senso estremamente interessante nel loro impatto con le consuete scenografie artigianali. Proprio l'interfaccia tra il corpo umano e la materia plasmabile diventa il luogo per espletare un rendez-vous formale, in cui la fisicità dell’inquadratura risucchia e rende manifesta la plasticità e la contraffazione del mondo circostante. León e Cociña creano così un ambiente totalmente instabile – caratterizzato, ancora una volta da un montaggio schizofrenico che caratterizza ed esalta l’atmosfera “creepy” e il fantasy macabro che caratterizza la poetica dei due registi – dove ogni universo attraversato e ogni cambio di scenario e di taglio d’inquadratura corrisponde ad un genere diverso. I due registi creano, così, un compendio, un’esposizione en-plein-air delle potenzialità cinematografiche del digitale, dando corpo ad un world building unico nel suo genere che muta in continuazione, creando dei confini porosi che si concretizza attraverso le immagini e la loro manipolazione.

La manipolazione, dunque, da prettamente narrativa – Arturo nei confronti di Diana – sale di livello e passa ad una funzione squisitamente formale, rendendo la critica all’autorità e al controllo non più così univoca. Attraverso elementi di scarto e brevi corto-circuiti poetici che arricchiscono la visione, e grazie ad un montaggio che alterna la presenza tattile dei volti con improvvise regressioni nel teatro di figura e transizioni splendide che rendono lo scenario in continua metamorfosi – dalla dimensione fiabesca a quella urbana dell’ultimo atto, senza dimenticare l’uso del green screen dai sentori “bonelliani” -, il racconto lineare si spezza. Prende così vita uno spartito fluido in cui si consuma il conflitto formale tra la rigidità delle strutture del potere e la fluidità del desiderio. Princesa Burro rievoca la struttura dell’inconscio freudiano, dove alle architetture morali rigide e castranti della prima parte si accompagna una natura visuale incontrollabile e furibonda nella seconda. Il film risulta, così, completo ed equilibrato nelle sue due nature e nelle sue intuizioni, garantendo una trasparenza quasi pittorica/surreale, in cui il passaggio dalla stop-motion al live-action non appare come un compromesso commerciale, bensì come un'evoluzione fisiologica del loro linguaggio.

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Princesa Burro è dunque un’opera di transizione per scelta, in cui l'apparente linearità diventa una dichiarazione di fede e di totale devozione e fiducia nei confronti della potenza figurativa della Settima Arte. Il cinema, per León e Cociña, rappresenta soprattutto la pazienza di modellare la realtà fino a farne emergere le crepe e gli incubi nascosti nell’inconscio, recuperando una commistione di generi – dal fantasy all’horror al romantico – appartenente ad altri tempi e rimasta sopita, forse, per troppo. Princesa Burro è la prova tangibile di come sia possibile far dialogare la fruibilità del racconto con un'incrollabile fedeltà alla bellezza inquietante e cangiante dell’immagine.

Autore: Antonio Orrico
Pubblicato il 07/08/2026
Cile, Francia, Uruguay, Paesi Bassi, Germania
Durata: 90 minuti

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