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Revivre | Recensione Point Blank

Revivre

VENEZIA 2014 Autore: Giulio Casadei      Pubblicato il: 03/09/2014

Revivre di Im Kwontaek è un melodramma raffreddato che dietro i temi della morte e della vecchiaia ci parla della crisi del maschile.


Hwajang

Corea del Sud 2014

Regia: Im Kwontaek

Cast: Ahn Sungki, Kim Hojung, Kim Qyuri

Durata: 93 minuti

Aspettare che la malattia faccia il suo corso e si venga a prendere quel che resta della moglie, ma allo stesso tempo sognare un altro amore, che ha il volto di una donna giovane e attraente. Il nuovo film di Im Kwontaek vive sospeso nel limbo tra la vita e la morte, tra il decadimento del corpo, segnato da un tumore e dall’invecchiamento, e il desiderio. La morte si presenta come unico orizzonte certo sin dalle primissime immagini del funerale, per poi tornare più volte come spettro affacciato sul presente o come destino ineluttabile. Incornicia la narrazione dunque, senza però schiacciarla, la accompagna semmai, segnando indelebilmente questo dramma terminale in cui più si soffre e più si cerca la vita. Come atto di resistenza, ma anche come risposta agli impulsi della carne.

La moglie di Oh è malata da tempo, il suo tumore continua a riapparire malgrado due operazioni al cervello; non c’è niente da fare, presto o tardi si mangerà tutto. L’uomo si prende cura di lei, prodigandosi con ogni tipo di attenzioni, ma due cose lo turbano: un problema alla vescica che gli impedisce di fare normalmente la pipì e poi il corpo conturbante di una nuova collega che promette piaceri inaspettati e insperati. Che fare? Rimanere accanto alla propria moglie fino alla fine oppure tradirla, inseguendo il richiamo della passione? Il grande dilemma del film sta qui: ciò che sta a cuore al regista è mettere a fuoco questo percorso incerto che parte dalla constatazione della morte, non solo della propria compagna ma anche di sé - i problemi fisici anticipano un decadimento non molto lontano dal compiersi – e passa attraverso le diverse gradazioni del desiderio, via via sempre più intense.

Con Revivre Im Kwontaek realizza un melodramma raffreddato in cui va in scena la crisi del maschile, incarnato qui da un uomo di potere (ma che non vediamo quasi mai mentre lavora) dilaniato dai dubbi e incapace di governare il proprio corpo (nel corso del film si affaccia il sospetto dell’impotenza sessuale). Il desiderio rimane inespresso come un urlo strozzato in gola: quell’esplosione che attendiamo per tutto il film resta soltanto un ipotesi mentale, una tentazione quasi spaventosa, perché dietro il tradimento si insinua il senso di colpa e, come una forza uguale e contraria, la devozione coniugale. Non conta tanto l’amore o gli anni condivisi insieme, ma piuttosto il senso di responsabilità del marito nei confronti della propria donna. Non sappiamo fino a che punto l’uomo sia innamorato, forse lo è stato in passato oppure no. Quel che è certo è che niente lo allontanerà dal corpo agonizzante della moglie, nemmeno i pannoloni, le urla, la disperazione, gli escrementi. Lo deve al suo ruolo di capofamiglia prima ancora che ai suoi sentimenti. La scelta morale che si concretizza nella parte finale non cancella quindi i dubbi della visione: siamo sicuri che il suo negarsi non sia figlio della paura di non farcela? Di non essere in grado di amare ancora rimettendosi in discussione? L’aspetto più interessante di questo film, a tratti zoppicante soprattutto nella resa estetica, è proprio questo dubbio insinuante sui comportamenti dell’uomo. Rivivere, certo, ma lontano dalle incognite di un nuovo amore.