Pasta Nera

Un piccolo film per raccontare un grande esempio di solidarietà, una lezione di altruismo e un tassello importante della nostra memoria storica

Dai chicchi di grano arsi che rimangono a terra dopo la trebbiatura e la bruciatura delle stoppie si ricava un pasta nera. E’ il cibo della disperazione, di chi non ha nient’altro da mangiare. Nel suo documentario - finalista ai David di Donatello 2012 – Alessandro Piva racconta proprio questo: la povertà, la miseria, la disperazione di un’Italia devastata da una guerra terribile. Ma era un’Italia, quella – come ben dimostrano le vicende descritte nel film - che tuttavia non aveva perso la forza di combattere, la fiducia, la generosità e soprattutto la dignità.

Al centro di questo documentario breve e intenso il regista pugliese ricostruisce infatti uno dei più grandi episodi di solidarietà mai avvenuto non solo nel dopoguerra italiano, ma forse in tutta la nostra storia nazionale. Grazie al grande, complesso lavoro organizzativo dell’Unione Donne Italiane - associazione femminile della Sinistra italiana – tra il ‘45 e il ‘52 quasi centomila bambini del Centro-Sud (provenienti da zone depresse o pesantemente danneggiate dagli eventi bellici) furono accolti e ospitati da migliaia di famiglie emiliane e del Centro-Nord. Da Napoli, Cassino, Bari partirono interi treni gremiti di bambini – cento per carrozza – partiti senza valigie, senza cappotti, qualcuno perfino senza scarpe; bambini che, per altro, nella maggioranza dei casi non avevano mai visto un treno, e qualcuno – come viene raccontato in una delle interviste che il regista ha raccolto – neppure il mare, quell’immensa distesa luccicante poi apparsa come per magia al di là del finestrino.

Molti sono i preziosi filmati d’archivio (sia privati che dell’Istituto Luce) presenti in Pasta Nera, che si sommano alle vecchie foto ricordo custodite gelosamente da chi ha vissuto in prima persona gli eventi raccontati: immagini fortemente evocative, sature di nostalgia, in cui è sedimentata la storia. Non solo la Grande Storia, quella nazionale, ma soprattutto tante micro-storie intime e personali – che stanno dietro, sotto, dentro di essa - fatte di piccoli gesti, di una quotidianità durissima e logorante, che richiedeva ogni giorno una dose di coraggio e forza interiore che forse oggi a stento riusciamo a immaginare. Più commoventi ancora di queste immagini in bianco e nero sono, a tratti, le interviste a coloro che, ormai anziani, ricordano la propria esperienza di “bambino ospite”: l’entusiasmo, ma anche la paura e lo spaesamento iniziali, l’accoglienza e l’affetto, la costruzione di un legame – spesso duraturo nel tempo - con quella che per molti è diventata una vera e propria seconda famiglia.

Noto soprattutto per i suoi lungometraggi di fiction, fin da subito apprezzati dalla critica (ricordiamo il riuscito esordio con La CapaGira – 1999 – e il successivo Mio cognato – 2002) il salernitano Piva, da sempre attento a problematiche sociali, ha lavorato anche per il teatro e la televisione. L’idea di questo suo primo documentario nasce durante le ricerche per uno speciale per il programma La storia siamo noi grazie all’incontro con Severino Cannelonga, che raccontò al regista la sua storia d’infanzia, quella appunto della partenza dal suo paese d’origine e dell’accoglienza presso una delle tante famiglie del Centro-Nord che parteciparono al coraggioso e importante progetto che Pasta Nera ripercorre.

Quello di Piva è un film che va non solo apprezzato, ma anche difeso e diffuso, non solo perché è ben fatto e perché mette in scena degli accadimenti di cui si è parlato, a torto, troppo poco, ma anche perché ha il merito di aprire un doppio discorso, tanto sulla nostra storia (recente eppure, sembrerebbe, a volte dimenticata) quanto sul nostro presente. Quello che a oggi, in questa Italia, parrebbe assurdo, impensabile, inattuabile, ieri è stato fatto in un contesto materialmente ben più accidentato e travagliato, nella mera consapevolezza di un’urgenza concreta, lampante, effettiva. E’ stato fatto grazie a una forza di volontà e soprattutto a un altruismo che oggi sembrano non appartenere più a questa società. Se da un lato questa consapevolezza non può che lasciare in bocca un sapore amaro, dall’altro, tuttavia, il fatto stesso che ciò che Pasta Nera racconta sia stato possibile, apre la riflessione a una visione, per certi versi, più fiduciosa e positiva.

Autore: Arianna Pagliara
Pubblicato il 14/11/2014

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