Game Night – Indovina chi muore stasera?

VISIONI Autore: Leonardo Strano      Pubblicato il: 01/06/2018

Il film di Delay e Goldstein vanta componenti invidiabili: umorismo originale, azione ben congegnata e un occhio autocritico. Forse il meglio che si può aspirare da una commedia action.


Game Night

USA 2018

Regia: John Francis Delay, Jonathan M. Goldstein

Cast: Jason Bateman, Rachel McAdams, Kyle Chandler, Billy Magnussen

Durata: 100 minuti

Quando si fruisce di un oggetto cinematografico che, più o meno intenzionalmente, utilizza un metalinguaggio (quindi autoriflessivo e autoconsapevole), è l’oggetto stesso, al netto delle relative differenze qualitative, a condurre lo spettatore verso un’esperienza amplificata e presente anche al di là del perimetro dello schermo. Game Night – Indovina chi muore stasera?, degli ispirati John Francis Delay e Jonathan M. Goldstein, è un piacevole esempio di cinema che si sporge dal balconcino delle due dimensioni e delle più convenzionali forme di racconto per cercare di proporre riflessioni sulla propria identità: occhiolini lanciati in profondità non tanto con rumorose rotture della quarta parete, bensì attraverso continue iniezioni metatestuali nella trama da commedia romantica irrigata di brividi gore, ottenute – anche grazie a una pratica ermeneutica che è prova della salda percezione della direzionalità tematica del prodotto – giocando con le proprie caratteristiche, con le aspettative degli spettatori e con i precedenti di genere.

Il prologo che apre il film è un esempio lampante di questo accorgimento, una miniatura pressoché perfetta (per sensibilità, gestione dei tempi e comparto espressivo) che racchiude in una parabola contratta la storia usuale ma di certo ben orchestrata dell’incontro fulminante di Max e Annie, dell’evolversi del loro amore e della loro passione sfrenata per i giochi di società. Game Night a livello strettamente narrativo è niente più di questo, una rom-com con particolare variazione sul tema in cui Max (Jason Bateman) e Annie (Rachel McAdams) sono una coppia innamorata e ultra competitiva che, insieme ad altre coppie, si riunisce settimanalmente per serate di giochi di società; fino alla sera in cui, su proposta del fratello di Max, si ritrovano a dover risolvere una caccia all’uomo straordinariamente realistica.

La marcia in più del film, che sottende e insieme sovrasta il semplice srotolarsi dell’intreccio, consta invece nella cosciente necessità di ironizzare sui punti fermi delle commedie romantiche e allo stesso tempo raccontare una storia che, pur divertendo nelle acrobatiche svolte diegetiche, punta a spiegare come una coppia debba superare le mine esplosive dello stress – quello tipicamente americano che nasce con la competizione e finisce nella machista epica del vincitore – per diventare una famiglia. L’approccio del film al genere è in primis sistemico, nell’ottica di un sistema comico che estrapola la risata non dalla battuta o dalla gag bensì dalla situazione e dall’interazione dei personaggi tra loro e col contesto, e poi strutturato su un citazionismo spinto ma (a sorpresa) sempre focalizzato per scartare le aspettative degli spettatori (i jump scares anti climatici sono l’esempio più evidente), contaminare le contaminazioni e trovare la quadra comica di uno slalom che è anche action e ipercinetico.

L’approccio ai personaggi, ulteriore prova dell’autocontrollo dei mezzi, si appoggia invece sulla chimica tra i due interpreti protagonisti, e non è dissimile nel cercare novità dal solco già tracciato: aderente a quelle commedie dell’Hollywood anni d’oro ma abbastanza ispirata da trovare nella metafora di un amore indovinato (e sempre confermato) tra gli indovinelli di una Sciarada l’elemento di originalità convincente su cui costruire un intero gioco narrativo. Perché alla fine Game Night – Indovina chi muore stasera? non è solo cinema che tratta il tema del “gioco” e dei suoi effetti sulle persone, ma addirittura un cinema-gioco tridimensionale che parafrasa i messaggi attraverso una storia metalinguistica con cui giocare interattivamente. D’altronde, come diceva Jean Paul, «il gioco è una cosa seria. Anzi, tremendamente seria».