Dossier Pedro Aguilera / 3 - Demonios tus ojos

Dossier Autore: Arianna Pagliara      Pubblicato il: 07/08/2017

Il terzo lungometraggio di Pedro Aguilera è una lucida e perturbante disamina del potere perverso e inesorabile dell’immagine nella società digitale


Spagna, Colombia 2017

Regia: Pedro Aguilera

Cast: Ivana Baquero, Julio Perillán, Nicolás Coronado, Elisabet Gelabert, Lucía Guerrero, Juan Pablo Shuk

Durata: 94 minuti

Oliver sta girando un film sulla perdita dell’innocenza, o meglio sul tentativo impossibile di riacquistarla una volta che la si è perduta. Un giorno, mentre guarda un video pornografico sul web, crede di riconoscere la giovane sorellastra Aurora, che non vede da tempo. Decide di andare a trovarla e nasconde una telecamera nella sua stanza da letto. Da questo momento in poi, l’ambiguo rapporto che c’è tra loro – fatto di attrazioni taciute e improvvise assenze – verrà interamente catalizzato da quell’oggetto – la telecamera – che altro non è che la concretizzazione dello sguardo ardente e ossessivo del protagonista.

Terzo lungometraggio dello spagnolo Pedro Aguilera, Demonios tus ojos è una conturbante riflessione sul sovrapporsi e sull’intrecciarsi di due pulsioni: quella scopica e quella erotica. E’ il racconto filmico di un desiderio destabilizzante ed eversivo – perché incestuoso - che nell’atto del guardare si autoalimenta e si sublima. Ma è anche, inevitabilmente, un gioco di specchi: perché mentre Oliver osserva Aurora, lo spettatore osserva Oliver; e mentre Oliver progetta il suo film sulla perdita dell’innocenza, Aurora in un certo senso perde la propria quando scopre la presenza della telecamera e, dopo un primo momento di rifiuto, si abbandona, incuriosita, al gioco voyeuristico messo in atto dal fratellastro.

In primis, dunque, Aguilera indaga i dispostivi tecnologici come fattore di moltiplicazione esponenziale del voyerismo tout-court, portando avanti un discorso attualissimo nel quale si legge chiaramente il riverbero di tutta una serie di problematiche contemporanee, rispetto al modo in cui internet e i social network stanno influenzando – se non plasmando – la nostra concezione dell’eros e, nello specifico, il nostro modo di pensare e “comunicare” l’erotismo.
Al contempo però il regista inserisce il legame morboso dei protagonisti entro le coordinate di un contesto familiare disgregato, analizzandolo nel suo complesso (l’assenza della figura paterna, il rapporto conflittuale tra la madre di Aurora e Oliver) e offrendo in questo modo un sottotesto che vuole in parte spiegare le ragioni e le intenzioni che muovono le azioni dei personaggi. Nella prima parte del film Aguilera riesce efficacemente ad accumulare tensione, a suggerire l’idea di un sentimento inespresso e trattenuto potenzialmente pronto a una deflagrazione rovinosa e trascinante; ma successivamente sceglie di ammortizzare, spegnere e svuotare questo sentimento per rivelarne la natura effimera e fantasmatica, forse già iscritta nel suo nutrirsi puramente di immagini (per di più digitali e dunque immateriali), evanescente surrogato della carne e tuttavia vero oggetto del desiderio. In questo slittamento, in questa connaturata impossibilità di concretizzazione e soddisfazione del desiderio stesso, sta il nucleo del discorso: l’immaginario erotico di Oliver rimanda solo a se stesso, l’immagine non è più il veicolo di rappresentazione di un oggetto altro, o meglio non è affatto rappresentazione, ma è essa stessa l’oggetto. E, in quanto tale, l’immagine è intercambiabile, perché cessa di rimandare alla specificità individuale. Ecco allora che anche Aurora, in questo ineluttabile cortocircuito, ha perso agli occhi del fratellastro ogni valenza peculiare e ogni singolarità; se la pulsione scopica di Oliver è diretta verso di lei, è solo e soltanto perché lei ha saputo – prima involontariamente e poi consapevolmente – farsi immagine.

Privo della crudezza lapidaria del disperato, eccellente esordio La influencia, pressoché esente dalla visionarietà poetica e oscura del bellissimo Naufragio, Demonios tus ojos è forse, finora, l’opera meno incisiva dell’esigua ma pregiata filmografia del regista spagnolo. Nondimeno, è una lucida e pregnante disamina del potere perverso e inesorabile dell’immagine nella società digitale e ha in comune con le altre due pellicole quella misteriosa e ambigua irrequietezza che fa di Aguilera un cineasta al contempo affascinante e sfuggente, che ama sviare e perturbare lo spettatore, smagliando ogni volta la tramatura del racconto per aprire spiragli sull’enigmatica e spiazzante imponderabilità del reale.