Dossier Paul Verhoeven 1/ - Gli strani amori di quelle signore

Dossier Autore: Marco Compiani      Pubblicato il: 14/04/2017

L'esordio di Verhoeven è una commedia sarcastica non del tutto riuscita, ma nella quale troviamo a livello embrionale l'attenzione per il sesso, la violenza e le maschere sociali del cinema successivo


Wat zien ik!?

Paesi Bassi 1971

Regia: Paul Verhoeven

Cast: Ronnie Bierman, Sylvia De Leur, Piet Romer, Jules Hamel

Durata: 94 minuti

Al centro de Gli strani amori di quelle signore si muove Greet, una prostituta con uno spiccato senso artistico che allestisce esilaranti teatri per assecondare le richieste più bizzarre dei suoi clienti. Si tratta di un lavoro creativo, ma è pur sempre un lavoro, dove quello che conta è il denaro che permette alla prima delle tante eroine di Paul Verhoeven di crearsi la sua agiata oasi personale. Nel ghignante disprezzo verso la fauna borghese che va a trovarla, Greet usa il suo corpo, il suo privato, con una vitalità che mette alla berlina l’ipocrisia di una società le cui perversioni hanno l’apparenza di un tabù.
L’esordio dell’olandese Verhoeven è una sarcastica commedia dal ritmo forsennato, dove l’embrionale tensione verso l’eccesso, che caratterizzerà in maniera più marcata le opere successive, prende la forma di una compulsiva comicità, ricca di gag che, per le dinamiche accelerate, le improvvise esplosioni, l’anarchica imprevedibilità, strizzano l’occhio al cinema slapstick.

Dietro la lista di uomini passivi che abbandonano il loro status sociale per farsi dominare dalla prostituta, non a caso dai tratti spiccatamente androgini, si nasconde un forte senso di solitudine. La protagonista è sì impeccabile nel calarsi nella parte, ma la sua recita è pur sempre finzione, un luogo di sicurezza pronto a vacillare con l’arrivo di Piet, un uomo romantico con cui potrebbe crearsi una storia vera.
E’ difficile però chiedere a Verhoeven di fare i conti con l’autenticità, anche emotiva, perché la grottesca natura umana non può fare a meno di giocare per dissimulazione, di crearsi spazi artefatti, quasi a voler dimostrare quanto sia impossibile togliersi la maschera, quanto, in realtà, rimane una sola malinconica sicurezza: continuare a recitare nel circo della vita e del suo sistema sociale.

Gli strani amori di quelle signore è un’opera prima sconquassata e non del tutto riuscita. Tuttavia ciò non toglie il fascino di un film capace di divertire e spiazzare per l’intelligente baldanza senza freni, ricca di situazioni esilaranti, e che trova senza dubbio il punto di forza nella messa in scena delle fantasie sessuali.
Su tutte una: Greet e la sua vicina e collega Nell si vestono da galline, mentre il cliente, calato nella parte di un gallo, “chicchiricca” e raspa come un ossesso sopra un tavolo. Uno dei tanti esempi di situazioni quasi surreali che ritraggono impietosamente un’umanità verso cui è praticamente impossibile rifuggire dal giudizio. Un’umanità che comunque, dietro il desiderio sessuale, nasconde sempre un inquietante pulsione violenta (attiva o passiva). L’istintualità feroce del Verhoeven che verrà è pronta a prendere il sopravvento, sebbene il regista ci ricordi sempre che al di là di tutto la dissacrazione è un obbligo che dobbiamo permetterci.
Tratto dal romanzo di Albert Mol, che qui appare nel cameo di un potenziale marito per l’amica Nell, un uomo dai modi aristocratici e arroganti che rimane scioccato dall’origine bassa della sua interlocutrice. La torta in faccia è servita e anche una buona dose di autoironia.