Dorme

“Dall’ingenuità possono nascere dei piccoli miracoli,

o anche delle grandi stronzate.”

Fabrizio De Andrè

C’è chi sogna la California, muovendosi velocemente tra le borgate popolari romane in sella di un motorino anni ’90. C’è chi ha 19 anni e un’idea in testa. Un film da girare e dei conti, fatti di sogni, da far tornare. Eros Puglielli regista, alter ego di Ruggero in Dorme, è un ragazzo basso ma ha un’idea che non può non essere raccontata. L’idea è grande, l’idea è un film, e non esiste impedimento alla sua realizzazione, sia esso tecnico o dovuto alla sua bassa statura. Non esiste il problema. L’idea giustifica i mezzi di fortuna, un VHS, qualche amico impavido ed ingenuo pronto a seguirti e nient’altro. L’ingenuità della buona idea da aiutare, un patè di miti, paesaggi e svaghi di quegli anni: motorini, ragazze, pillole fantastiche, fisime sulla propria statura, feste e Mazinga.

Questi sono gli ingredienti di Dorme, opera prima di Eros Puglielli. Un manga psichedelico, suburbano, naïf, che miscela, senza pretestuosa tecnica, o meglio “senza una lira“, una storia assurda e grottesca ma decisamente buona e sincera, in un certo senso anticipatrice del nuovo filone dei “Super-Nessuno“, antieroi comuni con variopinti costumi da eroi che spaccano il culo a supereroi in frac, ormai fagocitati dall’industria della spettacolarizzazione dello spettacolare. Non tutti sono stati fortunati come il Batman di Nolan o lo Spider Man di Raimi. Questo è sicuro. Non c’è nessun Bruce Wayne che sorveglia le torri di palazzi, nelle polverose periferie romane. Roma non è Gotham City. Ruggero, ragazzo lasciato dalla propria ragazza perché troppo basso, è il nostro giustiziere del Casilino. Chiama a casa della ragazza ma risponde la madre: “Anna dorme, dorme, dorme“, dorme sempre. Spalleggiato dal suo migliore amico, tossico di pillole magiche e sessualmente ambiguo, guerreggiano contro il nuovo fidanzato di lei, il tragicomico bullo dei palazzi chiamato al plurale, i “fratelli Riccio“, bipolare e schizofrenico energumeno. Idea semplice, che tanto segue l’idea classica delle fiabe e tanto si affida ad una narrazione plastica da manga che spesso funziona, non sempre però, per chiara mancanza di budget. Certo non un limite, anzi, a volte è la forza del naïf, con qualche riuscita scelta registica ed un ritmo buono, a rendere tutto incredibile ma non bugiardo.

“Sognando California” dei Dik Dik accompagna surreali e colorati momenti di grottesco psichedelico, follie e sogni, pillole di quotidianità normale trasformata in mito, suggerite dall’incoerenza acida dello psicofarmaco anti-complessi. Motivo dell’invincibilità, della vittoria, del successo: bug della società attuale. “Pur essendo stato girato nel 1993, non c’è niente nel film che rappresenta la moda di quegli anni. Né i costumi né le auto né la musica. E’ un film psichedelico, acido, in cui è assolutamente plausibile che due personaggi si incontrino in una discarica e parlino tranquillamente seduti su uno scaldabagno rotto. Dorme era un film fuori moda al tempo della sua realizzazione e lo è ancora adesso. Forse è questo il suo segreto. Forse è per questo che nonostante il tanto tempo trascorso, questo film continua a divertire e interessare la gente.” Di fronte le parole del regista ci chiediamo: è possibile che bisogna andare per forza fuori moda per fare un bel film? Chi la fa la moda italiana? Il Tutti impedisce il buon lavoro di pochi, ne soffoca i gusti, ma è dal Poco che nasce sempre qualcosa, e lo fa per il bene di Tutti. L’Italia, nel cinema e non, è senza Generi, tante etichette ma solo un gusto, Tutti siamo troppi e quel che avanza sono i Pochi, ma non vale la pena distribuirli. E questo risulta essere un imperfetto film per Tutti, nonostante sia piccolo, piccolo, piccolo come la battente filastrocca di Dorme.”Per come la vedo io il film di genere non deve essere un mero ripercorrere sentieri già battuti ma una sperimentazione continua, cosa che oggi mi piacerebbe molto provare a rifare“.

Anche se il coraggio iniziale sembra un pò stemperato dalla necessità televisiva di Tutti, Puglielli, oltre a firmare diverse opere televisive, riesce a dirigere due film di genere horror come Occhi di cristallo e Ad Project, per poi sperare di tornare al suo genere, poco conosciuto, lontano dalla necessità di Tutti.

Autore: Giorgio Sedona
Pubblicato il 30/12/2014

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