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Diorama | Recensione Point Blank

Diorama

I Sotterranei Autore: Arianna Pagliara      Pubblicato il: 28/02/2018

Uomo metropolitano e animali selvatici: incontri possibili/impossibili nel documentario di Demetrio Giacomelli premiato al Torino Film Festival


Italia 2017

Regia: Demetrio Giacomelli

Durata: 86 minuti

Vincitore del premio come Miglior documentario per Italiana.doc al 35° Torino Film Festival, Diorama è un oggetto curioso e poco classificabile, punto d’arrivo di un progetto di ricerca che il regista Demetrio Giacomelli ha sviluppato assieme a Matteo Gatti e Matteo Signorelli, con l’intento di studiare e analizzare il rapporto tra uomo e animale nel contesto urbano.

I punti di partenza di questo incontro possibile/impossibile sono estremi e opposti, perché gli “umani” di Giacomelli sono rigorosamente metropolitani e i suoi animali assolutamente selvatici: rospi, rondoni e cicogne. I primi vengono salvati da un gruppo di zelanti volontari che li aiutano, ogni notte, ad attraversare la strada verso il Lago di Como, affinché non siano travolti dalle automobili di passaggio. I rondoni, che hanno scelto lo Stadio di San Siro per farne la più grande colonia di Milano, vengono osservati con crescente interesse da un appassionato gruppo di birdwatchers. Le cicogne invece sono ormai gli insoliti residenti fissi di uno stabilimento farmaceutico, e appollaiate in ogni dove osservano dall’alto i dipendenti che le lasciano nidificare indisturbate. Ma c’è anche chi, in un apposito centro, tenta di inibire il loro istinto migratorio (nutrendole e costringendole in immense voliere) per paura che abbandonino il territorio italiano, dove sono tornate solo recentemente dopo una lunghissima assenza.

Il proposito di Giacomelli non è però tanto quello di offrire un resoconto di questo stato di cose; piuttosto, l’autore sembra interessato a ragionare sul senso della condivisione dello spazio, sulla trasformazione e ritrasformazione di questo, sull’invisibilità ai nostri occhi di un certo mondo animale non addomesticabile che tuttavia - come ogni rimosso - torna con prepotenza e si insinua, con silenziosa e vitale perseveranza, perfino negli ambienti apparentemente più inospitali. Animali su cui si stratificano simbologie complesse, animali che popolano fiabe e proverbi, rospi, rondoni e cicogne sono però – suggerisce Diorama – anche creature vive che reclamano luoghi e traiettorie da percorrere liberamente.
E l’uomo, nella sua incurabile e tormentosa schizofrenia, è carnefice e assieme difensore. Perché c’è anche chi, con questi esseri, riesce a stabilire un’empatia incredibilmente profonda, quasi che potesse esistere una comunicazione atavica fatta di silenzi, quasi che certe creature conservassero intatto un loro segreto potere, totemico e misterioso. Lo dimostra l’approccio di Raffaella, che pattuglia le strade di notte per salvare i rospi da una morte certa come fosse chiamata a una vera e propria missione: per lei il loro gracidare è musica e la loro pelle, agli occhi di molti ripugnante, è bellissima.

Giacomelli si avvicina rispettosamente ai contesti che descrive, incuriosito forse in egual modo dall’uomo che li crea e dall’animale che ne è inconsapevole protagonista. Più che uno sguardo ancorato al reale, il suo è uno sguardo poetico e in un certo qual modo filosofico, uno sguardo interrogativo che abbraccia sprazzi di visioni astratte, sovrimpressioni e frammentazioni. La sua è un’immagine mediata, un’immagine consapevole di essere già segno e rappresentazione, che è specchio del reale solo – in certo senso - accidentalmente, e il cui fine ultimo è quello di farsi veicolo, esteticamente controllato, di una riflessione ampia e affascinante.