Colossale sentimento

I Sotterranei Autore: Arianna Pagliara      Pubblicato il: 15/05/2017

Il Battesimo di Cristo di Francesco Mochi, colosso marmoreo realizzato nel '600, dopo quattrocento anni torna finalmente al luogo per il quale era stato concepito


Italia 2016

Regia: Fabrizio Ferraro

Durata: 83 minuti

Fabrizio Ferraro, che ha esordito alle regia nel 2008, si è sempre occupato di cinema in maniera trasversale, alternando film di fiction e documentari a riflessioni critiche (Breviario di estetica audiovisiva amatoriale - Natura, immagine, etica, pubblicato nel 2006) e all’organizzazione di incontri e rassegne (tra 2000 e 2001 ha diretto la Mostra Cinematografica Internazionale di Terzo Cinema). Con alle spalle un percorso autoriale tutto all’insegna della sperimentazione e della radicalità, in Colossale sentimento compie una meticolosa e millimetrica operazione di svuotamento e sottrazione del linguaggio cinematografico che, ridotto a puro sguardo, offre allo spettatore una sorta di mistica epifania che ha per oggetto il gruppo scultoreo del Battesimo di Cristo dell’artista toscano Francesco Mochi (1580 – 1654). Imponenti e maestose, le statue del Cristo e del Battista furono realizzate per la chiesa di San Giovanni Battista de’ Fiorentini a Roma tra gli anni ’30 e ’40 del ‘600, ma vennero rifiutate dalla committenza. Come ci informa la didascalia che apre il film, l’opera di Mochi iniziò allora a peregrinare di luogo in luogo per quattrocento anni: prima accolta a Palazzo Falconieri a Via Giulia fu poi collocata sulla Piazza di Ponte Milvio, e in seguito spostata presso Palazzo Braschi. Da qui, finalmente, nel 2016 tornerà al luogo per il quale era stata destinata, poiché “un gruppo di visionari decide che è tempo di riportarla a casa”.

Ferraro documenta essenzialmente i lavori di preparazione nella chiesa che viene predisposta per ospitare le grandi sculture e poi il lentissimo, delicatissimo spostamento dei colossi di marmo. Da un lato il cantiere degli operai con i rumori sordi e continui di un incessante affaccendarsi, dall’altro il silenzioso viaggio notturno delle statue che, chiuse in una immensa gabbia di legno, attraversano la città immobile. Con un bianco e nero denso e morbido il regista fa interagire luci e ombre, brandelli casuali di realtà e momenti di sospensione poetica in cui l’atmosfera è rarefatta come in un sogno. Il prima, il dopo e il perché non interessano affatto a Ferraro: quel poco che viene offerto allo spettatore, in questo senso, è tutto condensato nelle brevi frasi della didascalia in apertura.

Oggetto misterioso e luminescente, Colossale sentimento mette al bando anche il dialogo e la parola come portatori di significato esplicito; unica eccezione, la voce fuori campo che accompagna, per alcuni brevi momenti, il tragitto delle enormi statue. Dalle note di regia – e solo da queste – sappiamo che questa voce appartiene a Cristo, che rompe un silenzio durato quattrocento anni per rivolgersi al Battista; ma a un orecchio attento non sfugge che il Cristo di Ferraro, bianco baluginare di pietra nel nero della notte, prende in prestito le parole di Nietzsche in Così parlò Zarathustra - Il ritorno a casa; del resto, il suo è un viaggio a ritroso verso in luogo a cui appartiene. E’ chiaro, fin da subito, che il film non contempla le mezze misure e non vuole porsi di fronte a chi lo guarda come entità addomesticabile e intelligibile: parla una lingua propria che mette a dura prova la grammatica del cinema, e oppone a un presente di ipertrofia visiva e vorticose accelerazioni un ritmo parossisticamente dilatato e una fissità di sguardo volutamente, provocatoriamente esasperanti, portando avanti i propri diktat con perseveranza e ostinazione. Tuttavia, se è innegabile che la coerenza e l’audacia di Ferraro meritano un plauso, è pur vero che i rischi a cui si espone un’operazione di questo tipo, sebbene suggestiva e raffinata, non sono da poco, primo fra tutti quello di cristallizzarsi in un monologo autoreferenziale che lascia allo spettatore uno spazio di interazione troppo inconsistente ed esiguo.