Caribbean Basterds

I Sotterranei Autore: Roberto Baldassarre      Pubblicato il: 19/08/2014


Italia 2010

Regia: Enzo G. Castellari

Cast: Vic C. Ryan, Eleonora Albrecht, Maximiliano Hernando H. Bruno, Andrea Bruschi

Durata: 90 minuti

“Sei troppo vecchio per fare a botte”
José

Commissario Andres: «Stanley Kubrick!»
Jack: «Stanley Kubrick? E che cosa centra lui adesso?»
Commissario Andres: «Si è scopato tua sorella, Jack!»


Castellari che cita Tarantino che, a sua volta, omaggiava Castellari. Più precisamente: Caribbean Basterds che cita il titolo di Inglorious Basterds che riveriva Quel maledetto treno blindato che, appunto, venne distribuito straight to video in America con il titolo Inglourious Basterds. Ma i collegamenti finiscono qua, perché le tre pellicole sono differenti tra loro. Discrepanze di genere, di stile e di caratura.

Enzo G. Castellari nasce a Roma il 29 luglio 1938. All’anagrafe Enzo Girolami, Castellari (cognome da nubile della madre) è nato e cresciuto in una dinastia di gente di cinema, di prolifici cinematografari che, a loro modo, hanno reso importante e ingrossato il cinema di genere nostrano divenuto poi feticcio per molti cinefili. Suo padre è Marino Girolami (1914-1994), regista di oltre un’ottantina di titoli che spaziano dalla commedia all’horror, passando per il poliziottesco e qualche erotico. Lo zio Romolo Girolami (1931), più noto con il nome d’arte di Romolo Guerrieri, si è cimentato e distinto molto di più con i polizieschi. Il fratello Ennio Girolami (1935-2013) è stato un prolifico caratterista, che ha lavorato molto spesso anche con il padre Marino e il fratello Enzo. Infine i figli Stefania Girolami Goodwin e Andrea Girolami, ambedue maestranze del cinema italiano ed estero. Castellari, dopo essersi laureato in Architettura, intraprende per poco tempo la carriera di pugile per poi approdare nel mondo del cinema come stuntman, per poi ricoprire diverse mansioni prima di passare dietro la macchina da presa.

Come il padre anche Enzo Castellari ha affrontato diversi generi, evitando solo l’horror perché non lo riteneva congeniale al suo stile (Zombi 2 venne proposto a lui prima che a Lucio Fulci), e il genere erotico. Le sue opere migliori, che gli hanno dato notorietà e prestigio, sono da ricercare nei poliziotteschi e negli spaghetti western, dove ha potuto sperimentare al meglio il suo gusto per l’azione, la violenza e il suo apprezzato stile, fatto di montaggio veloce e/o frammentario. Messo da parte assieme ad altri registi/artigiani del cinema bis italiano, Castellari è stato rispolverato e ricollocato nella giusta posizione da Quentin Tarantino, che dalla seconda metà degli anni Novanta persegue e realizza la sua passione di ridare luce a quel cinema che lo ha divertito, istruito ed ispirato per le sue opere. Un lavoro filologico di riscoperta appassionante che, possiamo dire, corre in parallelo all’impegno cinefilo (e più autoriale) che Martin Scorsese segue con il cinema italiano e americano classico.



Castellari esordì dietro la macchina da presa con 7 Winchester per un massacro (1967), spaghetti western che, seppur realizzato nel fecondo e abusato periodo post Per un pugno di dollari, venne giudicato dignitoso. A questo primo buon passo seguono altri quattro western, sempre per sfruttare il momento dorato del genere. Pellicole discontinue ma che hanno sempre qualche preziosismo tecnico che le eleva un gradino al di sopra delle altre. Negli anni Settanta Castellari cambia genere e fa nuovamente centro. Passando al genere poliziesco realizza nella decade degli anni ’70 le opere che gli renderanno merito ed onore, seppur inframmezzate con altri western e altre pellicole su commissione. Sono cinque pellicole sporche ed “incarognite” quasi tutte interpretate dal suo attore feticcio, Franco Nero. I titoli sono: La polizia incrimina, la legge assolve (1973); Il cittadino si ribella (1974); Il grande racket (1976); La via della droga (1977); Il giorno del cobra (1980). Seppur questi lavori gli abbiano dato successo economico e lo abbiano posto nel firmamento dei registi cult, nel decennio successivo Castellari trova difficoltà a realizzare pellicole di una certa caratura come nei due decenni passati. Crisi che comunque ammanta tutto il cinema italiano bis, sia a causa della chiusura delle sale di seconda e terza visione, sia per la nascita del formato vhs, che richiede ad un’opera più che stile contenuti facili da digerire. Sebbene Castellari abbia continuato a sfornare titoli annualmente, il suo stile diviene appannato e con poca enfasi: in tutta la decade degli anni Ottanta realizza soltanto riproduzioni (quasi) poveristiche dei grandi blockbuster americani. Il decennio si apre con il clone L’ultimo squalo (1981), che cerca di inserirsi nella ricca e già gravida scia nata dal successo mondiale della pellicola di Steven Spielberg. Quella di Castellari ha grande successo, però ciò non gli permette comunque di poter passare a budget più sostanziosi. A seguire realizza tre post-atomici a basso budget, sulla scia di 1997: fuga da New York di John Carpenter (che era a sua volta un low budget). Le tre pellicole sono: 1990: I guerrieri del Bronx (1982), I nuovi barbari (1983) e Fuga dal Bronx (1983). Finito definitivamente il tempo aureo del cinema bis, Castellari negli anni Novanta accetta di lavorare per la televisione, realizzando il serial Extra Large (1991) con Bud Spencer e il sequel Il ritorno di Sandokan (1996), più qualche altro tv-movie avventuroso. Ritorna al cinema, in modo mesto e sobrio, con il western asincrono Jonathan degli orsi (1994) in cui recupera il suo attore feticcio Franco Nero. A questo ritorno seguono anni di silenzio. La riscoperta di Tarantino gli porta nuova fama, ma non budget per tornare a girare un film, quindi si cimenta di nuovo con il tubo catodico, ma nulla di più. Nel 2009 l’uscita di Inglorious Basterds di Quentin Tarantino, che gli rende tributo non solo attraverso il titolo ma facendogli fare anche un cameo nella scena della hall del cinema, dà la possibilità a Castellari di poter di nuovo dirigere un lungometraggio: Caribbean Basterds. Quindi, dopo ben sedici anni di lontananza, uno dei Kings of B’s ritorna sulla breccia.

Come scritto all’inizio il legame con la pellicola di Tarantino è solo nel titolo, e, ancora di più, vi è una mancanza totale di parentela con il suo Quel maledetto treno blindato. Quel WBasterdsW è solo un modo commerciale per sfruttare la pellicola dei veri bastardi ingloriosi tarantiniani. Proposta a Castellari dal produttore della VeniceFilm Alessandro Centenaro, la pellicola è scritta da Sandro Cecca, Luca Biglione e Federico Fava. Castellari vi partecipa solo per qualche piccola annotazione. Al di là di sfruttare il successo di Bastardi senza gloria e del nome di Castellari, l’intento è nuovamente quello di far ritornare in auge un cinema di genere che, seppur bistrattato dalla critica, faceva proseliti nelle sale, incassando molto e creando dei veri e propri adepti cinefili. Ma come gli altri tentativi passati, anche Caribbean Basterds naufraga nell’insuccesso, essendo fuori tempo massimo. Girato in un formato video molto patinato, che fa tornare la nostalgia di quella fotografia granulosa e “sporca” degli anni Settanta, la pellicola è incentrata sulla ribellione violenta dei giovani rampolli di buona famiglia. Ribellione in salsa cool e tarantiniana, perché la storia e i dialoghi tentano di rifare il verso al regista di Knoxville. Non solo il manifesto rimanda alla pellicola “scandalosa” di Stanley Kubrick Arancia meccanica, e l’abbigliamento riprende quello di Alex e i suoi drughi, ma il nume Kubrick viene omaggiato anche attraverso un dialogo tarantineggiante tra il Commissario Andres e il suo assistente Jack, che rimettono di nuovo in discussione le accuse mosse ad Arancia Meccanica su come avesse aumentato l’ondata di violenza in Inghilterra. Sempre sul filo della citazione/omaggio nella pellicola viene anche richiamato l’amico Quentin. Ma non potendo usufruire e sfoggiare un suo prestigioso cameo, Castellari gli rende omaggio affibbiando il suo cognome al grosso boss del narcotraffico: Don Diego Tarantino.

In Caribbean Basterds vi è ancora qualcosa del glorioso Castellari, come ad esempio la scena finale dell’uccisione dei fratelli Roy e Linda, lampante citazione del finale di Butch Cassidy di George Roy Hill e con Paul Newman e Robert Redford, ma la confezione è completamente scadente. Dalla fotografia patinata agli attori poco carismatici, fino ad alcuni escamotage propri del cinema di serie b, che vanno da qualche scena sanguinolenta a qualche corpo femminile discinto (Eleonora Albrecht è abbastanza generosa). Per quanto si possa essere accondiscendenti e stare al gioco, la pellicola non si solleva dalla serie Z. In questo caso è inevitabile parafrasare la battuta del giovane José (Maximiliano Hernando Bruno) che nella scena in cui Castellari fa una comparsata nel ruolo di un vecchio tosto ed arzillo a cui stanno rubando il Pick-up, lo prende a pugni e lo stende. Onestamente Castellari, sei troppo vecchio per questo genere.