A Quiet Place - Un posto tranquillo

Cose preziose Autore: Mattia Caruso      Pubblicato il: 27/04/2018

Il piccolo, silenzioso horror di Krasinski gioca sulla specificità di un intero genere, mettendo in scena un mondo senza suoni né parole.


A Quiet Place

USA 2018

Regia: John Krasinski

Cast: John Krasinski, Emily Blunt, Noah Jupe, Millicent Simmonds, Cade Woodward, Leon Russom

Durata: 90 minuti

Se c’è una cosa che il cinema ci ha insegnato è che, forse, non esiste genere più cinematografico e più intrinsecamente connesso alla sua stessa specificità dell’horror. Basta allora un’idea, forte ed essenziale nella sua immediata semplicità, perché questo assunto si trasformi, magari, in un piccolo b-movie coraggioso e ai limiti dell’operazione sperimentale, fortemente consapevole e capace di giocare con uno degli elementi fondamentali di ogni horror che si rispetti: il suono.
É pressapoco quello che accade in A Quiet Place - Un posto tranquillo, piccolo film post-apocalittico interamente giocato sul rumore e sulla sua assenza, su una minaccia cieca e famelica pronta a divorare chiunque non sappia prestarle ascolto. È in questo anomalo e terrificante Armageddon, allora, che John Krasinski, alla sua terza regia, dirige e interpreta un curioso ibrido tra The Walking Dead e The Last of Us, mettendo in scena la lotta per la sopravvivenza di una famiglia (assieme a lui la moglie Emily Blunt e i giovani Noah Jupe e Millicent Simmonds) sola contro un mondo allo sbando, minacciata da un fuori campo popolato da creature pronte a divorarla al minimo suono o passo falso.

Non è certo cosa da poco tentare una strada commerciale con un film praticamente muto per la quasi totalità della sua durata, fatto di bisbigli, gesti e sguardi, eppure, A Quiet Place, riesce nell’impresa tutt’altro che scontata di mantenere alta la tensione e di costruire un orrore che non ha bisogno di parole, interamente racchiuso nell’immagine cristallina e orribile di un mostro cieco e attento ad ogni respiro, sussurro o movimento. Mai come in questo caso il cinema assolve al proprio compito, facendo della forma di questo prodotto il senso stesso della propria specificità, la ragione ultima di un’operazione immediata e folgorante.

Certo, non è allo sperimentalismo puro che aspira A Quiet Place, horror a basso costo dall’anima esplicitamente commerciale e ben ancorata alle logiche del genere. Come spiegare, altrimenti, il suo contrappunto musicale onnipresente e, a tratti, invadente (per certi versi, antitetico al senso stesso dell’operazione), o una scrittura spesso grossolana e implausibile (tutta la vicenda legata al parto)? Però, al di là di trovate convenzionali o incerte, al di là del gioco intellettuale e del consapevolissimo esercizio di stile, è comunque da una genuina tensione sperimentale che parte l’operazione di Krasinski, dalla brutale e primordiale consapevolezza del potere del cinema e di un genere che permette di osare più di qualunque altro, pur rimanendo dentro i confini ben precisi e sicuri del prodotto per il grande pubblico.

É così, allora, che in questa breve, silenziosa lotta per la sopravvivenza, ultimo terreno di prova per testare l’unità del nucleo famigliare (l’elaborazione del lutto, i rapporti di potere al suo interno, il passaggio di testimone tra padri e figli), l’horror riacquista la sua forza originale, attraverso una trovata tanto semplice quanto rischiosa. Ma, si sa, a volte il rischio paga.