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Concerto per macchina da presa – Musica e suono nel cinema di Krzysztof Kieslowski

Autore: Ilaria Floreano
Titolo: Concerto per macchina da presa - Musica e suono nel cinema di Krzysztof Kieslowski
Casa Editrice: Edizioni Bietti
Collana: Bietti Heterotopia
Dati: 342 pp., immagini a colori
Anno: 2011
Prezzo: 22 €
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Il rapporto tra immagine e suono nel cinema è un campo d’indagine che non viene approfondito con troppa frequenza, quasi che la traccia sonora fosse un semplice “accessorio” del linguaggio filmico che, in ultimo, trova la sua essenza più profonda nella pura visione, come peraltro nota Andrea Fornasiero nella postfazione del libro qui recensito. Ilaria Floreano sceglie tuttavia di addentrarsi in questo settore di studi e lo fa in maniera precisa ed esaustiva, andando a scandagliare dettagli e particolari rivelatori per comprendere l’essenza del rapporto complesso e raffinato che lega la dimensione visiva e quella sonora all’interno del cinema di Kieslowski, in particolare rispetto a Tre colori: film blu.

E’ un film, questo primo capitolo della kieslowskiana Trilogia dei colori, in cui la musica è il fulcro attorno a cui ruotano, in un certo senso, la drammaturgia e la costruzione dei personaggi. Anzitutto i protagonisti sono compositori o musicisti. Per il personaggio di Julie (Juliette Binoche) – la cui intimità e i cui sentimenti Kieslowski pone al centro del proprio discorso – la musica ha poi un ruolo duplice e ambivalente: richiama dolorosamente il suo passato ma al contempo le offre una via di fuga dalla sofferenza e la possibilità di ricominciare una vita nuova dopo la morte del marito e della figlia.

Concerto per macchina da presa analizza in maniera attenta e serrata il modo in cui si struttura e si sviluppa la componente sonora (non solo musicale quindi) lungo tutto il corso della pellicola. Basandosi sulla sceneggiatura – che viene confrontata con il montaggio finale della pellicola – il libro mette in luce di volta in volta quali siano la valenza e la funzione della traccia acustica, soffermandosi inoltre anche sul peso dato alla musica in sé per sé – come passione, interesse, arte, o lavoro – all’interno della storia che il film mette in scena. Non vengono tralasciate importanti e pertinenti digressioni sul rapporto tra Kieslowski e il compositore Zbigniew Preisner (autore delle musiche del film), e ancora tra Kieslowski e Krzysztof Piesiewicz (sceneggiatore del film), del quale – vale la pena ricordare – il libro di Floreano vanta un’interessante prefazione.

Il testo è dunque tutto focalizzato ad indagare una componente determinata del cinema del regista polacco, ma ha il pregio di non perdere di vista il contesto generale in cui questa analisi si va ad inserire. La formazione e gli studi di Kieslowski nella scuola di Lodz così come i caratteri generali della sua poetica sono infatti le necessarie premesse per sviluppare in maniera chiara lo studio minuzioso e accurato che costituisce la parte centrale del libro, studio a cui si accompagna anche una generale riflessione su quello che è stato, nel corso del tempo, il rapporto tra immagine e musica nel cinema, a cominciare dall’epoca del muto. Concerto per macchina da presa è insomma un testo insolitamente ricco e corposo, forte di un’analisi particolarmente rigorosa, solida e coerente.

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