Titolo originale: Un heureux evenement
Regia: Rémi Bezançon
Soggetto: tratto dal libro Un lieto evento, edito da Marsilio Editore
Sceneggiatura: Vanessa Portal, Rémi Bezançon
Cast: Louise Bougoin, Pio Marmai, Josiane Balasko, Thierry Frémont, Gabrielle Lazure
Fotografia: Antoine Monod
Montaggio: Sophie Reine
Scenografia: Maamar Ech-Cheikh
Costumi: Marie-Laure Lasson
Musiche: Sinclair
Suono: Marc Engels
Produzione: Isabelle Grellat, Eric Altmayer
Distribuzione: Videa
Nazionalità ed anno: Francia 2011
Data di uscita: venerdì 27 luglio 2012
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Ogni forma d’amore tende all’immortalità. E questo, in metri differenti, è noto a tutti. Ogni ingranaggio che non s’intoppi, oliato da un’imperitura manovalanza, ha la presuntuosa prerogativa di generare per rendersi eterno. E’ dunque nell’istante che viene intrappolata l’eternità, direbbe un’eccelsa mente scomparsa.
Nel panorama odierno, un figlio può significare diverse cose. Una frustrazione, in primis. Ma può anche essere, nella più sana delle ipotesi, che il contenitore primario di un atto d’amore non sia sufficientemente spazioso per ospitarlo, e che quindi sia necessario addirittura generare dell’altro da sé per riporlo. Questo accade in modo tutt’altro che romantico a Barbara (Louise Bourgoin) e Nicolas (Pio Marmai), due giovani spensieratamente innamorati che sulla risacca di un’onda perfetta, decidono di non bastarsi più. Arriva dunque un altro essere a sottrarre spazio, una neonata che li priverà della pulizia studiata di ogni millimetro, che esigerà da entrambi un’attenzione e una sottrazione delle altrui necessità pari alle richieste di un gerarca in piena regola. Non sapremo mai se a costituire il punto di rottura dell’armonia di coppia sarà la nuova arrivata, in quanto la preparazione reale dei due non tocca la sufficienza, o se invece scontrandosi con il reale abbiano avuto modo di capire quanto fatuo fosse il fuoco di quel che credevano essere l’amore; ma quel che di più autentico rimane, al di là di tutto, è la concretezza di un nuovo essere di cui qualcuno dovrà necessariamente prendersi cura.
La questione cinematografica più evidente resta quella del riadattamento. Travolti dalla cicogna è la trasposizione filmica del romanzo Un lieto evento (Eliette Abécassis, pubblicato da Marsilio Editore), che Rémi Bezançon ha sentito la necessità di portare sul grande schermo. Come in ogni esperimento di trasposizione da un romanzo, il rischio è quello di scadere in una verbosità poco incline invece al dinamismo di una sceneggiatura nata per il cinema. Quel che il regista infatti ha voluto evidenziare è stato il gusto introspettivo di una donna portavoce di un certo, poco comune, modo di vivere la gravidanza e il periodo successivo al parto. La regia ha deciso quindi di spostarsi, attraverso un artificio poco originale, sul diretto territorio della letteratura, risolvendosela con l’espediente della penna in mano all’attrice, il cui personaggio ad un certo punto diventa scrittrice, per di più in una sola notte. Non ci è sembrata questa una grande mossa, soprattutto perché dopo il ritmo sardonico della prima parte, in cui i nove mesi d’attesa culminano in un parto venato di un realismo spietato, la trovata sembra involvere la caratterizzazione originale delle prime battute. Il tema, è vero, non facilita e non apre la strada verso colpi d’ala entusiasmanti, ma se al posto di una mano da scribacchina la protagonista si fosse rivelata un po’ meno intellettuale e un poco più istintiva, sicuramente non avremmo avuto lo stesso gusto posticcio in bocca.
Gli ambienti parigini incoraggiano la fruizione poiché scevri di sensazionalismo, ma oltre alla cura di una fotografia piuttosto buona avremmo voluto assistere a qualche dinamica pindarica in più. Felice invece sarà l’autrice del romanzo, che vedrà scorrere alcune tra le pagine della propria opera tra i titoli di coda e i quaderni aperti della protagonista, in un accrescimento dell’ego autoriale che non guasta mai. Speriamo però, oltre che in un nuovo modo di tradurre i titoli originali (vecchio problema del tutto italiano), di vedere il regista cimentarsi in qualcosa di meno mellifluo in un prossimo futuro.

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