Dalla pubblicità alla televisione, dalla psicanalisi all’arte, passando anche per la medicina, ci si occupa incessantemente di sessualità, specialmente dal punto di vista della sua appurata evoluzione. In un certo senso la nostra contemporaneità ci costringe a un’abitudine quasi ossessiva del corpo nudo, con un’affezione al termine che si differenzia notevolmente da quanto accadeva nei secoli precedenti, le cui concezioni morali erano contrassegnate da forte bigottismo e ipocrisia, tanto da conferire un’immagine da artista maudit a chi, nella sua rivolta solitaria contro gli assetti giuridici dominanti dell’epoca, esponeva un nudo volutamente sessualizzato, dando così inizio un tema autonomo dell’arte.
Ad oggi l’uso ormai massiccio del corpo nudo attraverso i vari strumenti di comunicazione come, nella sfera artistica, lo strumento fotografico, ci rende complici di una promiscuità che vuole rendersi sinonimo di emancipazione, come se questa ostentazione alla trasgressione nei confronti del proprio corpo ci rendesse maggiormente inseriti nella anatomia attuale della nostra società e orgogliosi a tal punto da saper come padroneggiare le nostre insicurezze o desideri più reconditi. Il corpo sembra esser diventato il miglior strumento di veicolazione dei propri paradossi attraverso cui affinare un’indagine intima e individuale e stabilire così una maggiore sintonia con sé stessi. La scelta di operare la nostra ricerca in parti territoriali ben delimitate, diviene interessante sia in quanto espleta un’analisi di impronta storico-geografica ben caratterizzante e sia perché spiega ancora una volta di come non solo ogni artista possegga delle propensioni lavorative proprie e individuali, ma che le condizioni culturali inspiegabilmente possono incidere la modalità con la quale questa realtà ci viene da loro trasmessa, riscontrando verosimiglianze tra due o più artisti appartenenti a uno stesso territorio.
Prima di addentrarci alla nostra analisi, una constatazione chiara e radicale ci tengo a farla e a condividerla: l’immagine erotica trasmessaci da un nudo fotografico inteso nel suo approccio artistico non va confusa tanto facilmente con la pornografia; le immagini dei pornografi si rendono desiderabili, ripetitive, per non dire scarsamente innovative; nell’arte, le rappresentazioni di questa realtà si manifestano non solo nella loro variabilità ma si caratterizzano per una loro potenza visiva irrompente ed emotiva: nella maggior parte dei casi si assiste a corpi avviliti, in alcuni casi devastati dall’ansia e dallo spasmo, la loro esibizione suggerisce amarezza, non sempre piacevole eros. In altri, la sinuosità/sensualità avvincente che circoscrive i corpi svelati non trasuda desiderio, ma solo una messa in posa del desiderio.
Gli articoli dello Speciale si articoleranno come segue:
Introduzione. Tra oscenità, delirio e modernità nell’erotismo contemporaneo di Giulia Zamperini
L’erotismo giapponese dalle stampe shunga alla fotografia contemporanea di Claudia Di Tosto
Dal glamour all’arte, l’evoluzione della fotografia erotica negli Stati Uniti di Sara Fico
Dall’estetica alla psicologia: l’erotismo europeo di Laura Loi

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