Autore: Victor Bockris
Titolo: Andy Warhol
Casa Editrice: Odoya
Collana: OL – Odoya Library
Dati: 416 pp., brossura
Anno: 2010
Prezzo: 20 €
Web info
È difficile trovare qualcuno che non abbia mai sentito parlare di Andy Warhol e che non colleghi immediatamente il suo nome alla corrente della Pop Art, ai celeberrimi ritratti di personaggi famosi o ai barattoli di zuppa Campbell’s che tante volte ha riprodotto. Il personaggio eccentrico e misterioso che lui stesso aveva costruito con scaltra abilità – e che perfino alle persone che lo frequentavano appariva come una sorta di creatura aliena –, fa parte dell’immaginario pop contemporaneo, condiviso da tutti al pari della sua Marilyn. Warhol si è plasmato un’identità su misura che gli permettesse di ottenere la celebrità tanto agognata e ha percorso la via per il successo con metodicità e capacità imprenditoriale. Tutto questo è storia nota almeno quanto l’ aforisma sui 15 minuti di fama che spetteranno a ciascuno nel futuro. Sconosciuta ai più è invece la storia di Andrew Warhola Junior, figlio di Andrei e Julia Warhola, immigrati ruteni della Slovacchia, della sua infanzia difficile trascorsa in Pennsylvania o della sua esperienza non certo semplice al Carnegie Institute of Technology. L’uomo è sempre stato messo in secondo piano rispetto all’artista e d’altra parte lui per primo ha cercato di far dimenticare le sue umili origini. Tuttavia su Andy Warhol sono stati scritti centinaia di libri, articoli, saggi che hanno analizzato e dissezionato minuziosamente la sua vita, e basta documentarsi per scoprire ogni segreto celato da quel corpo dall’aspetto gracile e pacato. C’era quindi bisogno di pubblicare l’ennesima biografia su Andy Warhol? Assolutamente si, se la biografia in questione è quella di Victor Bockris, edita da noi dalla casa editrice Odoya. Non è un caso che la sua opera sia stata definita dal New York Times come “il racconto più autorevole della vita del più discusso e amato artista del XX secolo”. Tanto per cominciare Bockris ha conosciuto realmente Warhol, ha lavorato per lui alla Factory e ha pubblicato diversi pezzi nel magazine Interview fondato dall’artista stesso. In secondo luogo, il libro è ricchissimo di testimonianze delle persone che, per un motivo o per l’altro, hanno avuto a che fare con Andy Warhol: familiari, amici, collaboratori, artisti, amanti, galleristi, ammiratori e detrattori. Non manca nemmeno la voce dell’artista, sotto forma di brani tratti dai suoi libri, in particolare “The Philosophy of Andy Warhol”.
Nelle più di quattrocento pagine che compongono la biografia, Bockris non tace nulla: dal rapporto morboso con la madre al feticismo per le scarpe, dal rapporto con la religione alla passione per il voyeurismo, dall’infanzia all’insegna della povertà e della salute debole ai suoi esordi in pubblicità con ritmi di lavoro stakanovisti, dalla Factory al tentato assassinio da parte di Valerie Solanas. Bockris racconta di quando Warhol sentì al Café Bizarre i Velvet Underground e decise di produrre il loro primo album, ma ponendo come condizione l’entrata nel gruppo della modella tedesca Nico, e di come trasformò i loro live in performance elaborate e sconvolgenti. Viene ricordato il rapporto dell’artista con Edie Sedgwick, bellissima e piena di problemi, da cui Warhol rimase tanto affascinato da farla recitare in diversi suoi film e che si trasformò in una sorta di oggetto del desiderio conteso tra l’artista e Bob Dylan. Accanto a questi episodi, che già appartengono al mito di Warhol, l’autore riferisce anche aneddoti più intimi come la grande delusione provata dal giovane Andy quando fu bocciato al primo anno al Carnegie Institute of Technology, tanto che, sebbene fu riammesso, in seguito avrebbe addirittura negato di aver mai frequentato l’università. Grande importanza viene data anche al tema dei rapporti sentimentali e sessuali che non mancarono nella vita dell’artista, nonostante sia stato descritto come un essere quasi asessuato da più di un testimone. Non c’è dubbio che la questione della sessualità sia stata complessa per Warhol, e Bockris indaga in maniera puntuale ma non morbosa il suo atteggiamento nei confronti dei ragazzi di cui si innamorava, e quanto lo abbia influenzato l’insicurezza per il suo aspetto fisico nelle relazioni interpersonali.
Naturalmente si parla anche di arte. Vengono spiegate dettagliatamente le tecniche che Warhol utilizzava, ad esempio la serigrafia e la blotted line, e nella descrizione della sue opere più famose Bockris non manca di riportare quali erano le impressioni che provocavano nei contemporanei. La biografia si sofferma sulla Pop Art, ma ci delinea anche un quadro completo dell’ambiente in cui si affermò tale corrente, una scena artistica newyorchese in cui ancora dominava l’espressionismo astratto. Non bisogna dimenticare però che la biografia di Bockris non è un testo di storia dell’arte e che l’obiettivo dell’autore non è partire dall’analisi delle opere per dedurre la psicologia del personaggio Warhol: è piuttosto il racconto della vita dell’uomo Warhol che ci porta a comprendere l’essenza della sua attività artistica.

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