Visioni

Take Shelter

Regia: Jeff Nichols
Soggetto e sceneggiatura: Jeff Nichols
Cast: Michael Shannon, Jessica Chastain, Shea Whingham, Katy Mixon
Montaggio: Park Gregg
Fotografia: Adam Stone
Scenografia: Chad Keith
Costumi: Karen Malecki
Musiche: David Wingo
Suono: Marco Alicea
Produzione: Grove Hill Production, Strange Matter Film
Distribuzione: Movie Inspired
Nazionalità e anno: USA, 2011
Durata: 121 minuti
Data di uscita: venerdì 29 Giugno 2012

Con molta probabilità, possiamo vantarci di essere stati fra i primi, in Italia, a focalizzare l’attenzione su Jeff Nichols, piccolo enfant prodige di Little Rock (Arkansas), affrontando un percorso analitico e testuale sulla sua folgorante opera prima Shotgun Stories e su Take Shelter, opere visive di grande impatto, con strutture narrative apparentemente ingenue, ma che nascondono al loro interno meccanismi complessi, di natura prettamente psicoanalitica e di necessaria interpretazione.

Il potenziale creativo e autoriale di Nichols, ci aveva fatto ben sperare sull’eventuale distribuzione nazionale dei suoi film, sino ad ora ignorati dal mercato. Il trampolino di lancio, in un contesto più ampio, sembra essere stato il Festival di Cannes, premiando Take Shelter nel 2011, con il Gran Premio della Settimana della Critica, e applaudendo il suo ultimo e malickiano  film , Mud, opera che sembra averlo definitivamente consacrato tra i giovani cineasti più interessanti del panorama statunitense. Con estremo ritardo, quindi, è stato finalmente annunciato il lancio nelle sale italiane di Take Shelter, distribuito dalla giovane Movie Inspired di Torino, che ricordiamo per la distribuzione di un’altra grande opera, quale Bronson di Nicolas Winding Refn (autore anche di Drive).

Jeff Nichols traccia un’interessante dramma psicologico, ambientato in Ohio, incentrato sulla figura ossessiva e psicotica di Curtis LaForche, interpretato dall’attore feticcio Michael Shannon, già protagonista di Shotgun Stories. L’uomo vive una vita apparentemente tranquilla, dedicata da una parte al lavoro come trivellatore e dall’altra alla cura della famiglia, composta da Samantha, la bella moglie casalinga interpretata da Jessica Chastain, e dalla piccola Hannah, sorda dalla nascita. Ad essere messa in scena, all’inizio, è quindi la famiglia americana di provincia, unita dal lavoro e dall’amore per i figli. Tuttavia, all’interno di questa quiete apparente, si nasconde un crescente malessere, che si scaglia minaccioso, proprio come una tempesta all’orizzonte.

Sarà proprio la visione di una tempesta a rendere definitamente fragile e instabile Curtis. Con l’aumentare delle allucinazioni e incubi premonitori e terribili, l’uomo crede ormai nel prossimo arrivo di un uragano, una tempesta perfetta che spazzerà via l’intero paese, generando morte e distruzione.  L’ossessione, che in un primo momento è giustificata dalla figura della madre schizofrenica, raggiunge l’apice nel momento in cui Curtis decide di costruire un rifugio anti uragano nel giardino di casa, mettendo sul lastrico economico l’intera famiglia. Sicuro, però dell’arrivo imminente della tempesta, costringe la moglie a rifugiarsi nel bunker.

Il finale, per ovvie ragioni spettatoriali, non verrà rivelato, ma invitiamo comunque i nostri lettori ad una lettura, successiva alla visione, della nostra analisi sul film, in quanto le ultime scene di Take Shelter acquistano un grande significato simbolico all’interno dell’economia narrativa del film, valorizzando certe ipotesi di carattere interpretativo. Infatti, come abbiamo anticipato in precedenza, il film di Nichols può essere letto alla base di certe dinamiche edipiche, che portano al protagonista del film a confrontarsi con residui traumatici rimossi, che riemergono nella forma travolgente e pulsionale di una tempesta. Il significato ultimo delle sue ossessioni altro non sono che certi complessi di natura sessuale e  trovano una certa risposta nelle figure femminili che lo circondano, in particolare la moglie e la madre, simboli di castrazione e di addomesticamento delle pulsioni sessuali. Ed è per tal motivo, che nel film assume un certo valore simbolico la figura degli uccelli, in particolar modo i gabbiani e i corvi, anch’essi minacciosi proprio come la tempesta, simboli fallici di hitchcockiana memoria.

Se queste possono essere alcune delle chiavi di lettura del film, concludiamo col dare alcuni giudizi sull’opera in sé, affermando prima di tutto che il secondo film di Nichols non è un film perfetto, tuttavia, all’interno della sua giovane carriera, è sicuramente un’opera ponte, che ci dimostra non solo le capacità tecniche e talentuose del suo autore, ma soprattutto il grado intellettuale e ragionato di certe scelte narrative, mai banali e scontate. Probabilmente Nichols è uno dei pochi autori contemporanei che utilizzano il cinema come strumento simbolico e linguistico, riuscendo, in trame apparentemente “classiche”, ad inserire sotto strati testuali, utili alla significazione dell’opera in sé.

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