Televisione

Finale / Mad Men (sea. 5)

Via il dente via il dolore, si suol dire. Ma per Don Draper il dente malato non è un dolore come un altro, è un grumo che esplode perché non può più essere contenuto. È la sua personalità che non riesce a dormire, quella che prima ha cercato di nascondere cambiando nome e poi cambiando moglie ma che alla fine vuole riemergere. Il finale della quinta stagione di Mad Men, dal titolo The Phantom (scritto e diretto dal creatore Matthew Weiner), chiude il cerchio su uno dei temi principali della serie e di questa annata in particolare: la menzogna, sublimata dall’arte della recitazione.

L’unica attrice “di mestiere” nel gruppo è Megan, la nuova signora Draper, che cerca in tutti i modi di diventare una vera attrice dopo qualche provino scartato: e non si fa scrupoli – avendo in questo un ottimo maestro – a scavalcare una sua cara amica, che chiede alla ragazza di poterla aiutare col marito per ottenere una parte in uno spot curato dalla società di Don. Ma l’uomo fa una predica a una donna in cui esalta il potere del merito, l’essere qualcuno perché si è riusciti a emergere con le proprie forze. Paradossale quasi, ma non proprio.

Perché l’arrivismo e l’opportunismo di Draper sono i suoi meriti, sono frutto di un’esperienza umana e lavorativa, ma anche di un modo di essere che nasconde lati oscuri che lottano contro la voglia di cambiare, di dare finalmente ascolto all’amore contro l’anaffettività di fondo. Si stava meglio nel passato, si chiede uno dei personaggi? No, ma si sapeva chi si era. Don forse non l’ha mai saputo, e prova a scoprirlo in questo finale: le visioni, accentuate dal dolore lancinante al trigemino (chi l’ha provato sa che può dare alla testa) del fratellastro, i sensi di colpa sul suicidio di Lane che cerca di far tacere pagandole un risarcimento, l’insoddisfazione nel sentire più che nel capire che intorno è solo nonostante sia pieno di gente. “E allora chiamami più spesso”, gli dice Peggy, incontrata per caso in un cinema, dopo che lui si apre dicendo di sentirne la mancanza: forse la frase chiave dell’episodio. Perché da lì, Don capisce che è solo per il fatto che non ha dato mai nulla agli altri, ha preso e basta. E da dove cominciare se non dalla moglie? La sequenza in cui guarda il provino muto della moglie per una pubblicità è uno dei momenti più toccanti della stagione e forse della serie, e Jon Hamm è formidabile nel rendere tanto il senso di affetto – forse amore – che prova per Megan quanto il turbamento della propria personalità che ribolle. E che vuole mettere alla prova: sulle note di You Only Live Twice (canzone d’apertura di 007- Si vive solo due volte, cantata da Leslie Bricusse), Don entra in un bar – che era anche il titolo di uno storico episodio di Mad Men e dei Soprano: A Guy Walks into a Bar – e attende che una bella ragazza gli chieda: “Sei solo?”. Nero.

Se non è un evento a tenerci in sospeso, è una reazione emotiva: un cliffhanger in puro stile Mad Men che chiude una stagione bellissima che in questo finale ha avuto il solo limite di lasciare poco spazio, inevitabilmente, ai personaggi secondari, che negli scorsi episodi avevano invece fatto la figura del leone, come Roger che ormai ci ha preso gusto e mentre s’incontra con Marie, la madre di Megan, ha voglia di LSD.

Rimane però la sensazione che, mentre scava a fondo nei dolori più intimi e spiazzanti dei personaggi, Mad Men abbia voluto anche giocare più seriamente con lo stile, non solo dando senso e forza a ogni scelta di messinscena, a ogni movimento di macchina, a ogni idea di regia, ma anche variando il proprio approccio: il gusto per l’onirico e il grottesco che ha fatto più volte capolino, ma anche quello per il mélo d’annata, coevo agli anni ’60 in cui la storia è ambientata, come il rapporto tra Pete e Beth, moglie adultera e depressa del di lui compagno di treno, che ricorda Splendore nell’erba di Kazan. Quando lui entra nella stanza d’ospedale in cui lei è ricoverata dopo aver subito un elettroshock (all’epoca ritenuta cura necessaria per sconfiggere “il male oscuro”) e Beth non lo ricorda, ci si spezza il cuore, come quando Nathalie Wood rivela la sua sopraggiunta follia a Paul Newman. Alla faccia di tutti quelli che hanno sempre pensato che Mad Men fosse null’altro che una lussuosa scatola vuota, fredda e arida.

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