Arti visive

Alberto Emiliano Durante / B Gallery

A piazza di Santa Cecilia, nei pressi di viale Trastevere, si trovano una caffetteria, un wine-bar, una libreria ed una galleria. Come informazione sembrerebbe poco interessante per chi non si sta apprestando a leggere una guida turistica, se non fosse che tutte queste identità sono racchiuse in un unico spazio, la B Gallery, che combina finemente molteplici funzioni. Anche questa, come pochi altri spiragli di luce che ultimamente hanno irradiato alcune zone della città di Roma (e che noi cerchiamo prontamente di segnalarvi), è una formula diversa di offerta culturale al pubblico, non impantanata nella solita solfa dei sistemi istituzionali. Con un’impronta marcatamente internazionale la B Gallery si propone come luogo poliedrico, in cui convergono il piacere della convivialità con quello dell’arte. Potrebbe ingannare, all’ora dell’aperitivo, il suo aspetto di un comune locale serale, se pur esteticamente notevole, ma la sorpresa arriva scendendo le scale che portano al piano sotterrano, quando alla vista si apre un ampio ambiente espositivo dai soffitti alti e arcati.

A vivere questo spazio dedicato all’arte sono ora, e fino al 1 Luglio, le sculture del giovane artista Alberto Emiliano Durante, con la mostra intitolata Idoli, curata da  Giulia Zamperini.

Ciò che immediatamente colpisce è la perfetta integrazione delle opere nell’ambiente, tanto da sembrare emerse, in seguito a movimenti tellurici, dalla terra sottostante. Si tratta di elementi geometrici che si ergono con imponenza: grandi blocchi neri con aculei di alluminio e acciaio. Queste forme essenziali sono costituite da un cuore di legno, ovvero tavole assemblate e successivamente ricoperte da una omogenea e coprente vernice nero opaco; un colore neutrale, docile, che non va a contaminare l’anima atavica, e dunque pura e austera, che le sculture vogliono possedere. È, infatti, nel mondo arcaico che Durante trova la sua ispirazione, attratto oltremodo dalla sintesi e dalla sacralità della scultura antica. Le sue opere dall’aspetto torvo e ostile altro non sono che maestose attualizzazioni di moduli primitivi, incarnazione di simboli di un mondo che, insieme ai suoi valori, è scomparso. Affinché si difendano dalla contemporaneità – questo nostro tempo infimo per la sua natura dissacrante – ha dotato le sue creature di resistenti e minacciosi spuntoni, che come spine di un fiore nuocciono solo se violentemente urtati. Brillanti e riflettenti queste espansioni restituiscono vitalità alla massa nera attraverso l’interazione con la luce, quest’ultima complice anche delle ombre che si proiettano nelle pareti della galleria, dilatando e moltiplicando la scultura insieme alla sua essenza, idealmente divina e onnipresente. Ciò che preme all’artista è dissotterrare dal proprio inconscio un tipo di spiritualità non convogliata da falsi atti di fede, ma libera di potersi riunire alla naturale essenza delle cose, in una sorta di visione panteista dell’universo. I suoi totem sprigionano una potente energia, che ha sfogo nell’autonoma interpretazione di ogni individuo di fronte ad essi. Alti e possenti il confronto con l’uomo è pressappoco paritario, e spinge ad un dibattito intimo e viscerale con se stessi. Quei valori perduti, che ci legavano embrionalmente alla terra, sono stati sostituiti dal materialismo, nella credenza che il fondamento e la sostanza della realtà in cui viviamo siano appunto materiali. Con questi presupposti si comprende come l’uomo abbia assoggettato la propria spiritualità a una razionalità smaniosa di potere; per questo gli Idoli di Durante, con le loro pungenti verità intrinseche, ci invitano a scavare dentro di noi per ritrovare le consapevolezze insabbiate da un’epoca che si muove all’insegna delle superbie umane.

Discussion

No comments yet.

Post a comment