La Galleria Lorcan O’Neill vede ospite per la terza volta l’artista Jeff Wall che, dopo la sua ultima personale nel 2003, espone, fino al 30 giugno, i suoi recenti lavori realizzati tra l’Italia e Vancouver. Artista canadese (classe 1946), Jeff Wall possiede alle spalle una carriera oramai fortemente consolidata, tanto da render quasi retorico una qualsiasi sintassi del suo lavoro, che tuttavia è inevitabile sintetizzare. Comincia il suo approccio con l’arte come studioso alla University of British Columbia, formazione non irrilevante visto l’influsso che sarà in grado di riflettere sulla sua carriera artistica, e questo ci è esplicito grazie alle frequenti citazioni alle risorse intellettuali dell’Ottocento, tanto che spesso le composizioni delle sue opere vengono paragonate alla pittura di questo periodo storico. Wall finirà con l’approcciarsi al mezzo fotografico all’età di trent’anni circa, tentando di slegarsi dal monopolio concettuale tipico degli anni Sessanta. La grandezza che aleggia intorno alla sua figura si caratterizza specialmente per un fatto: di fronte alle sue opere monumentali non si è subito pervasi da un sentore di particolare suggestione ma, anzi, solo dopo una lunga osservazione si può riscontrare la complessa struttura alle quali sono sottoposte, trapelando uno studio e un’attenzione ai dettagli quasi maniacale.
Ed è proprio in base a questi presupposti che a Wall si deve la capacità di aver contribuito notevolmente alla fuoriuscita del mezzo fotografico dalla sua condizione periferica, e questo non solamente perché egli ha scelto di lavorare specialmente attraverso immagini di grandi dimensioni, affiancandosi così a un mezzo di informazione/diffusione più accessibile come quello della cartellonistica pubblicitaria, ma anche grazie alla minuzia con la quale esegue le sue immagini fotografiche, con tanto di attori, luci artificiali ben studiate, vere e proprie composizioni sceniche che avvicinano il suo approccio anche a quello cinematografico. Attraverso questi paradigmi le sue immagini si confrontano con i nuovi media, dal cinema alla pubblicità, ma ci sanno ricordare anche il linguaggio pittorico antecedente grazie alla sua compostezza. Se il cinema è innanzitutto fotografia, e il cinema assume ormai l’assunto di arte del presente, la fotografia non diviene altro per Wall che la pittura del presente.
Anche per questa mostra, Portraits, Wall realizza i suoi lavori prediligendo l’uso di grandi formati, oltre che colori densi, la cui retro-illuminazione tramite light box tende a enfatizzarli evocando un rigore quasi rivolto al passato, e risaltando costumi quanto ambientazioni. La sala principale ci mostra i ritratti di personaggi catturati durante la loro vita quotidiana o ripresi in particolari situazioni meditative, mentre i lavori realizzati in Sicilia sono circoscritti nello spazio annesso. Istantanee di vita quotidiana, brevi inquadrature che se sembrano volerci dare un sapore istintivo e spontaneo si condiscono specialmente di padronanza scenica senza confronto alcuno, attimi che non sembrano volerci raccontare più di quanto sembrano e che paiono subire l’assalto di semplici coincidenze fortunate ma che invece, sempre attraverso un’attenzione affettiva, sono immagini che intendono raccontarci storie, paradossi, solitudini e metafore dalle molteplici possibilità interpretative.
Un’arte, quella di Wall, che ha saputo ridare vigore e dignità al mezzo fotografico, influenzando in tal modo le future generazioni, attraverso un approccio che si pone sempre in bilico tra ricerca della finzione e autenticità.

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