Point Blank prosegue il suo percorso di osservazione delle nuove forme che l’esposizione di arte contemporanea sta assumendo in quest’ultimo anno e, in questa occasione, propone il racconto dell’esperienza appena conclusasi in un appartamento di via Taranto a Roma. Dopo aver discusso ampiamente di progetti di riqualificazione urbana che utilizzano l’arte contemporanea come strumento ideale – fra cui ricordiamo lo spazio occupato e autogestito Garage Zero, il progetto Nuova Gestione, mostra temporanea curata da Sguardo Contemporaneo nel quartiere Quadraro e Casa con vista, evento curato da Daniela Cotimbo nel quartiere di Trastevere, parliamo oggi di Interno 15, mostra fotografica, tenutasi il 2 e il 3 giugno, che raccoglie gli scatti di nove artisti e fa di un appartamento in attesa di una ristrutturazione luogo di incontro e di diffusione dell’arte. Le iniziative di questo gruppo di artisti nascono dalla condivisione dell’esperienza comune al Festival di Fotografia Occhirossi che, con cadenza annuale, si tiene nel Centro Sociale Forte Prenestino. Da questo incontro nel gruppo di fotografi cresce la consapevolezza che il sistema galleristico tradizionale – anche in una città come Roma che presenta una moltitudine di spazi dedicati all’arte – non è sufficiente e non concede abbastanza libertà per esprimere l’alto potenziale creativo di giovani votati all’arte. L’esigenza di riappropriarsi degli spazi per diffondere la cultura e riuscire a farlo autonomamente, al di fuori del circuito dell’arte più tradizionale ha portato all’ideazione delle mostre in appartamenti sfitti. Come mi ha spiegato Francesco Viscuso, uno dei fotografi presenti all’esposizione di Interno 15 e animatore di questo collettivo, la loro prima esigenza è proprio quella di occupare temporaneamente appartamenti in via di ristrutturazione e quindi in attesa di una ricollocazione sociale. Il perché di questa precisa volontà sta proprio nel preciso e pressante bisogno di dare alla fruizione dell’arte una nota meno formale e svestirla di tutte le sovrastrutture di cui è stata investita nel tempo. Secondo Viscuso, l’informalità e l’intimità che regnano in questi spazi danno la possibilità al visitatore più comune di entrare e visitare la mostra nella più assoluta tranquillità, lontano dagli ambienti sacrali e inviolabili che sono gli enti preposti tradizionali che non aprono i loro spazi ad un pubblico non specializzato, definendo così dei rapporti precisi fra loro e la cittadinanza.
Gli artisti che hanno esposto le loro opere sono Valeria Accili, Annalisa Cadenelli, Paolo Cardinali, Alessandro Ciccarelli, Sara Martini, Danilo Palmisano, Martina Sampaolo, Valentina Veneroso e Francesco Viscuso. I giovani fotografi propongono i loro scatti di terre straniere e di mondi interiori che ripercorrono la tematica del viaggio inteso nelle sue più ampie sfaccettature. Che si tratti di un viaggio fisico nelle terre dell’Asia, ad esempio Paolo Cardinali ci offre un’interessante reportage di viaggio in terra cinese e ne estrapola le contraddizioni e le convinzioni più radicate per un risultato convincente e una lettura romantica del Paese, o nelle terre del Sud America, con Valentina Veneroso che ci propone uno spaccato di Bolivia, terra di lotte e rivolte popolari e di tradizioni antiche, anche qui riuscendo a restituire, poeticamente, i volti e i modi di vita di un popolo; o di un viaggio mentale in luoghi che ricreano nella mente tormentate visioni di boschi, di spiriti, di corpi e di volti trasformati, come nei ritratti deformati di Francesco Viscuso, nella casa degli spiriti di Valeria Accili, negli oscuri paesaggi di Martina Sampaolo e nei paesaggi foschi di Alessandro Ciccarelli, in un processo di conoscenza del mondo esterno attraverso la comprensione di se stessi e della propria anima.
Ancora una volta la città di Roma ha avuto la possibilità di mostrare quanto il suo tessuto artistico sia complesso e ricco di contraddizioni ma come da queste possano nascere nuove e fresche iniziative, animate dalle sinergie di giovani creativi che sentono il bisogno di esprimersi al di fuori delle tradizionali e soffocanti dinamiche imposte dalle regole delle gallerie. Ancora una volta quello che ci auguriamo, noi che dell’arte indipendente e underground abbiamo fatto la nostra bandiera, è che queste iniziative possano sbocciare ancora più frequentemente e riescano ad ottenere una visibilità che meritano e ad alimentare il dibattito sulla rinascita culturale di un Paese in piena decadenza.


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