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La maschera del male – Il cinema di Rob Zombie

Autore: Francesca Lenzi
Titolo: La maschera del male – Il cinema di Rob Zombie
Casa Editrice: Edizioni Il Foglio
Collana: Cinema
Dati: 182 pp., brossura, ill. b/n
Anno: 2008
Prezzo: 15 €
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Per chi non se ne fosse accorto negli articoli precedenti, il sottoscritto – ma non solo per fortuna – ha accolto un film come Quella casa nel bosco con tanto di brindisi e coppa di spumante; del resto “la vita di un cinefilo amante del cinema di genere è un inferno di delusioni immeritate”, avevamo scritto, e quello di Goddard-Whedon si era rivelato per una volta tanto un film di genere sorprendente ed entusiasmante, assieme teorico e avvincente. Iniziamo così perché un brivido molto simile è quello che provammo anni fa nel vedere il dittico La casa dei 1000 corpiLa casa del diavolo, accoppiata di film dalla freschezza, intelligenza e bellezza notevoli. Bastarono questo paio di pellicole e l’horror sembrò aver trovato il suo nuovo paladino in Rob Zombie, un regista che con ogni disturbatissimo fotogramma riusciva a raccontare la storia dei classici del genere e a creare al contempo materia nuova fiammante, per di più, finalmente, girata dannatamente bene. Atteso al bivio Zombie aveva sorpreso e preoccupato un po’ tutti con la notizia che anche lui, per il suo terzo film, si sarebbe gettato nell’universo dei remake, manifestazione per eccellenza di quel sistema stantio e putrescente del quale si sperava che rimanesse un outsider. Il risultato fu una nuova accoppiata, Halloween – The Beginning e Halloween 2, che pur mantenendo in tenuta visiva e brio registico mostrarono il fiasco al più classico e pandemico dei difetti, una scrittura sciatta e sbrigativa priva di vera urgenza narrativa. In entrambi i lavori, pur con direttive diverse, sono evidenti i tentativi di Zombie di legittimare la propria operazione, ma i risultati furono spietatamente inferiori agli esordi. Non a caso da allora la carriera di Zombie si è arrestata, a parte la realizzazione di quel piccolo gioiello di perversione, umorismo e scorrettezza che è stato The Haunted World of El Superbeasto.

Nonostante il suo inabissarsi nella pericolosa palude del remake, Zombie ha continuato a dimostrarsi sempre  Autore e mai mero mestierante; attento alle sue personali ossessioni sull’origine della violenza e la sua propagazione nella società, il regista è una figura da inquadrare e seguire criticamente, e l’unico testo che oggi in Italia si soffermi totalmente su di lui è questo La maschera del male – Il cinema di Rob Zombie, di Francesca Lenzi ed edito da Il Foglio Letterario. Realizzato nel 2008 il testo copre il percorso di Zombie solo fino al primo Halloween e non riesce quindi ad inquadrare l’evidente deriva artistica; nonostante ciò rimane un primo interessante punto di riferimento sull’argomento, evidentemente frutto del più sano entusiasmo per quanto evidenti limiti critici e di scrittura ne condizionino fortemente l’impatto.

La prima cosa che si nota nel testo della Lenzi è la sua struttura fortemente atipica, non tanto per i numerosi disegni inseriti – realizzati dalla stessa autrice e di buona fattura – quanto piuttosto per il costante ed esageratamente assurdo ricorso ad una formattazione del testo per punti netti e paragrafi brevissimi. Ogni capitolo viene così vivisezionato in infiniti paragrafetti puntati dalla lunghezza veramente irrisoria, che nella loro forte sconnessione non solo azzoppano ogni respiro critico di più ampia portata ma suggeriscono un’imbarazzante incapacità a costruire quei discorsi strutturati, ariosi, complessi e fondamentalmente più lunghi di 10 righe che dovrebbero trovare il loro spazio d’elezione in un testo di critica cinematografica. Con questo non si vuole dire che l’intero testo sia da buttare; nel libro si respira una passione genuina e creativa per la materia e diverse sono le intuizioni e letture interessanti, utili, ma si sottolinea come sia semplicemente impensabile l’idea di affrontare un qualsiasi autore con questo tipo di scrittura, che azzoppa ciò che di buono viene detto – dato che i bei concetti presenti non hanno lo spazio per respirare e connettersi tra loro per creare altro – mentre una scrittura tecnicamente poco attenta, specie sul versante della punteggiatura, rende il tutto scarsamente leggibile a priori.conclusione è un peccato quindi, perché questo La maschera del male – Il cinema di Rob Zombie è un’occasione sprecata per fare luce su un regista il cui lavoro resta ancora oggi in attesa di un adeguato approfondimento critico. Attendiamo fiduciosi.

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