Arti visive

Macao: nuovi orizzonti culturali a Milano

La Torre Galfa di Milano è un grattacielo alto 109 metri per 31 piani, ai quali sono da aggiungere due piani sotterranei; osservandolo dal basso verso l’alto, avverti le gambe barcollare mentre un senso di vertigine ti sale lungo la spina dorsale. La sua peculiarità è che è interamente abbandonata e priva di mobilio, una carcassa architettonica composta da solo cemento e vetro. L’occupazione della Torre da parte del collettivo artistico Macao, fa nascere critiche e riflessioni sull’impatto ambientale della speculazione edilizia; laddove molti edifici risultano vuoti e inattivi, attorno si continua a costruire, soprattutto per la creazione di nuovi spazi destinati ad attività terziarie.

Le forme di autogestione proposte dai ragazzi di Macao sono composte da idee costruttive e di mutazione, perché la creatività nasce principalmente in luoghi in cui non vi sono regole e ordini sociali; lo scopo è riempire, mediante la bonifica degli spazi, tutto il vuoto sterile che domina il complesso. Macao è uno spazio creato per tutti, un’officina dinamica e operativa in cui sono invitati a cooperare, per produrre attività creative comuni, i lavoratori dell’arte, dello spettacolo, della cultura, dell’informazione e dell’istruzione.

Prima che l’edificio fosse sgomberato dall’intervento della polizia, centinaia di persone erano impegnate in laboratori, progetti ed attività di vario genere, in grado di tradurre l’emergenza per la cultura in Italia, ovvero la mancanza di sovvenzioni adeguate per gli artisti, privati di finanziamenti concreti da parte della regione.

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia è intervenuto pochi giorni fa’ all’interno della piazza di fronte al grattacielo, confermando l’importanza della cultura a Milano e offrendo una soluzione immediata ai ragazzi del collettivo: dato che il problema principale dell’arte è lo “spazio” in cui si crea, egli ha concesso un edificio, l’ex Ansaldo in via Tortona, un centro in cui i ragazzi possono continuare le diverse attività educative e sociali del territorio.

Apprezzata o no la proposta di Pisapia [al momento in cui si scrive il collettivo ha invece occupato Palazzo Citterio, ndr]., il gruppo ha deciso di resistere e di portare avanti il proprio progetto organizzando conferenze, riunioni e dibattiti al di fuori della torre, facendo intervenire filosofi, critici, artisti, studenti, ma anche gente comune e di passaggio, perché la questione degli spazi culturali in Italia, non dovrebbe essere ghettizzata all’interno di forme e collocazioni specifiche, ma integrata e condivisa a tutti i membri che compongono la società, senza suddivisioni socio-culturali. Macao non è quindi solo uno spazio, è molto di più.

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