A Roma si è appena concluso con successo l’esperimento Casa Con Vista, curato da Daniela Cotimbo, che si è snodato lungo quindici appartamenti trasteverini. Porte aperte all’arte contemporanea e ai suoi fruitori: il 12 e il 13 Maggio i quindici proprietari delle case a Trastevere che hanno aderito, hanno ospitato le opere pittoriche, i video, le installazioni visive e sonore di rispettivi quindici artisti, con i quali sono entrati in dialogo per una cooperazione proficua. L’evento, sebbene all’estero sia un modello consolidato e in Italia abbia già avuto qualche eco, ha assunto nella capitale un carattere squisitamente innovativo e dilettevole. Durante un caldo week end primaverile, passeggiando in uno dei quartieri più caratteristici di Roma, è stato possibile entrare all’interno di spazi privati che per due giorni sono divenuti una sorta di Home Gallery. Un divertente, e perché no, anche tonificante, sali e scendi delle scale condominiali e un’appassionante ricerca di vie e numeri civici, hanno coronato le due giornate rendendo il visitatore attivo nella scoperta dell’interessante connubio tra ambienti domestici e opere d’arte. I più attrezzati, mappa alla mano, hanno percorso l’iter suggerito per valicare la soglia degli appartamenti in cui ad accoglierli c’erano, nella maggior parte dei casi, sia gli artisti che i proprietari di casa, ben disposti ad intrattenersi in piacevoli chiacchierate informali. Un modo diverso di vivere l’arte, forse più naturale e “leale” rispetto ai tanti eventi ufficiali e pretenziosi che spesso ne rendono ancora elitaria la ricezione, perché immersi in contesti asettici, in cui la sperimentazione viene sovente trascurata. La sperimentazione qui, è stata invece il trait d’union tra i quindici artisti e gli altrettanti proprietari delle case con vista, che hanno abbracciato un progetto nato nel desiderio di dar corpo a nuove idee, permettendo all’arte contemporanea di fuoriuscire dai circuiti istituzionalizzati.
Gli artisti che sono stati invitati a partecipare a Casa Con Vista, sono provenienti da ambienti socio-culturali, geografici e generazionali diversi, ognuno di loro così, ha avuto con la casa ospitante, con il quartiere e con l’intero progetto un differente approccio. A Casa Hancock, il giovane artista Diego M. Mirabella, ha deciso di dare risalto all’immanenza degli spazi domestici attraverso un ambiente totalmente oscurato e delle foto, poste su di un tavolo, degli stessi spazi ora celati dal buio. Il visitatore si trovava fisicamente ad occupare un ambiente anonimo e inscrutabile, che poteva però osservare su fotografie debolmente illuminate. E mentre questo accadeva in Via Filippo Casini, a Casa Schraffl, in Via Gaetano Sacchi, l’artista Anita Calà invitava a bere del latte Bianco, proprio come il titolo della sua opera: una stampa fotografica di una donna che si trattiene lo sgorgare di latte dai sui seni, elemento incontinente, che continua idealmente a gocciare, riempendo le numerose bottiglie e i diffusi secchi che invadono la casa. Dai coniugi Candinas attendeva invece una scatola posizionata al centro del salotto fra due poltrone, in cui guardando attraverso delle feritoie attentamente progettate, si scopriva all’interno un esercito di piccoli fantocci, uomini nudi ad opera dell’artista Heather Allen. L’artista Mauro Vitturini con le sue installazioni sonore, ha posto la propria attenzione sul quartiere sollecitato dalla particolare ubicazione di Casa Zamperini, che sorge in Via delle Mantellate, strada che costeggia le mura del carcere Regina Coeli. Questi sono solo alcuni esempi, ma per tutti il risultato è stato un’esperienza creativa e significativa, in cui l’aspetto umano emerso nella familiarità di uno spazio abitato e quotidiano, ha permesso di apprezzare l’arte in una forma più vicina, perché inserita in un contesto riconosciuto come confidenziale. L’osservatore è stato colto, ad ogni uscio attraversato, dall’elemento sorpresa, confrontandosi non solo con l’opera ma anche con oggetti personali, con l’arredamento e gli ambienti di una casa, quindici volte diversa.
La copiosa affluenza nelle case ha dato dimostrazione dell’esigenza romana di aprirsi a nuove iniziative artistiche, esperienze che possano scavalcare i confini delle gallerie per arrivare direttamente al pubblico in modo vivace e sovversivo, rendendolo protagonista e non solo osservatore passivo.


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