Ha ragione il colonnello Hannibal quando in A-Team afferma convinto: “L’esagerazione è sottovalutata”. Ne è la prova l’incarnazione televisiva dell’eroe ribelle del 73 a.C. Spartacus, che quest’anno è arrivato alla sua seconda stagione (terza se contiamo il prequel Gods of the Arena) facendosi largo tra sangue, frattaglie e nudità assortite fino a conquistare l’agognata riconferma per un altro anno a base di sesso, violenza parossistica e turpiloquio assortito nonostante le frecciate della critica.
È proprio nell’eccesso più sconsiderato e liberatorio che la serie creata da Steven S. DeKnight trova il suo maggiore punto di forza, ma anche nei volti e nei corpi incredibilmente “in parte” dei caratteristi che è riuscita a riunire (avranno sfruttato qualche indulto? Guardando la serie Lombroso avrebbe di che divertirsi). Sono la voglia di superare i limiti, di saturare la rappresentazione della violenza fino a far coincidere lo sguardo degli spettatori urlanti delle arene con quello degli spettatori seduti a casa e la goliardica autoironia post-tarantiniana che trasuda da ogni inquadratura gli elementi che fanno di Spartacus: Vengeance una serie da amare senza mezzi termini, lasciandosi andare ad un baccanale lurido e politicamente scorretto dove il cattivo gusto diventa sublime. Perché Spartacus è sì un’orgia di splatter (ricordiamo che a muovere i fili in produzione c’è un mai domo Sam Raimi), di soluzioni visive kitsch e dialoghi tagliati con l’accetta, ma è anche un serial che mostra e promuove indistintamente la forza di amori etero ed omosessuali, e che tra una giugulare recisa ed un tendine fatto a brandelli riesce ad innalzare valori eterni come la lealtà, la fratellanza, la necessità di una ribellione contro chi opprime i più deboli. E tutto ciò è proprio quello che non è riuscito a fare un film come 300 di Zack Snyder, che con le serie di cui parliamo condivide solo un’estetica mutuata dai comics vietati ai minori anni ’80 e ’90 ed una messa in scena estremamente patinata, ma null’altro.
Nonostante l’imbarazzante inespressività e la totale mancanza di appeal dell’attore McIntyre (sostituto del carismatico Andy Whitfield, morto giovanissimo nel 2011 a causa di un brutto male), Spartacus: Vengeance rimane comunque un prodotto più che godibile, un piacere peccaminoso da alternare al rigore e alla qualità un po’ seriosa delle tante serie statunitensi e inglesi prodotte in questi anni. D’altronde, non si può vivere di solo Mad Men.

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