Arti visive

Agnieszka Brzezanska / Nomas Foundation

Nuovo appuntamento negli spazi della Nomas Foundation con la mostra dell’artista polacca Agnieszka Brzezanska, inaugurata il 19 Aprile, come quarta fase del programma espositivo A Painting Cycle. Il ciclo di mostre, curato da Cecilia Canziani e Ilaria Gianni, ha coinvolto cinque artisti che lavorano con il medium della pittura e che a partire dall’8 marzo occupano, ciascuno per due settimane, gli ambienti della fondazione con le loro opere.

La Nomas Foundation, nata dall’esperienza personale della collezione dei coniugi Stefano e Raffaella Sciarretta, si impegna da tempo ad accrescere la possibilità e la qualità di fruizione collettiva dell’arte contemporanea. Un esempio di apertura culturale, in cui nasce e si sviluppa il desiderio di sperimentazione e confronto. Programmazioni annuali come A Performance Cycle del 2010 e A Film Cycle del 2011 mirano, infatti, ad approfondire le diverse espressioni artistiche, analizzandone le loro strutture in modo critico ed energico, grazie anche all’attivo coinvolgimento del pubblico. Ora con A Painting Cycle è la volta di soffermarci sulla pittura, un genere spesso protagonista di accesi dibattiti che vedono alcuni curatori e artisti definirlo un linguaggio conservatore ed obsoleto. Scalzando questa sterilità di pensiero, alla Nomas Foundation ci si interroga alacremente sul ruolo della pittura nell’attuale sistema dell’arte e sui suoi rapporti con il passato e con la contemporaneità, per favorire una pluralità di risposte utili ad aggiungere chiavi di lettura sull’argomento.

In questo proposito si inseriscono le tele di Agnieszka Brzezanska, artista che vive tra Vienna e Berlino, caratterizzate da un colore steso fluidamente e da vortici sinuosi che evocano una dimensione spirituale. La Brzezanska trova nella pittura, nella sua immediatezza e nella gestualità della pennellata, la sola possibilità di dare una connotazione materiale alle sensazioni eteree che ci circondano. Esprimere le stratificazioni percettive del mondo diviene un tentativo di dar forma ad una realtà parallela, quella emozionale e mistica. L’opera d’arte riassume in sé i valori tattili, olfattivi e uditivi interiorizzati dall’artista e riproposti in una rappresentazione astratta – con sporadici elementi figurativi – come vibrazione visiva, traccia delicata di ciò che è invisibile. L’artista pensa che la materialità sia espressione della spiritualità, ed è proprio nell’assenza di materia che cerca e trova la sua ispirazione, per poi creare attraverso i suoi dipinti, un veicolo, un significante della trascendenza. In questo gioco di sottili allusioni, in cui una spirale di colore diviene una percezione colta e rappresentata, i quadri appaiono come possibili strumenti attraverso cui osservare i moti e le energie del mondo. Feritoie che bucano la parete del razionale. La pittura, secondo Agnieszka Brzezanska, è quindi il solo medium capace di dare tratto tangibile a idee incorporee e in grado di attuare “l’astrazione dell’astrazione”.

Parte del programma di A Painting Cycle è il dialogo, che si svolge ad ogni opening, tra gli artisti e un critico da loro stessi invitato: occasione in cui viene raccontato l’approccio di ognuno di loro nell’utilizzo della pittura. Così il giorno dell’apertura della mostra di Agnieszka Brzezanska, l’abbiamo vista intenta a conversare con lo scrittore Tenzing Barshee, che vive e lavora a Basilea, per un confronto sempre aperto alla partecipazione del pubblico.

Altra iniziativa che va a braccetto con il progetto è il laboratorio sulla pittura dal titolo Progettare un cielo, che si snoda proprio intorno al percorso espositivo di A Painting Cycle ed è guidato dall’artista Alessandro Serra. Anche qui emerge la volontà di arricchire la conoscenza sulla pittura che, nonostante alcuni si spingano a definirla una lingua morta, sappiamo non essere mai stata soppiantata. Il dibattito su quanto potere espressivo ancora oggi conservi la pittura – considerando la gloria del suo passato, che ne ha indubbiamente assorbito molto – si potrebbe esaurire semplicemente nell’aforisma del grande Marcel Duchamp: “Non credo nell’arte. Credo negli artisti”. A questi ultimi resta la responsabilità e l’arduo compito di evolvere creativamente l’antica tecnica che in sé, indipendentemente dalle epoche, preserva un grandioso potenziale.

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