Arti visive

Garage Zero / Diamond

A via Treviri, una piccola strada che si snoda da viale Spartaco nello storico quartiere romano del Quadraro, è nato nel mese di ottobre Garage Zero, un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea. Fin qui nulla di nuovo. La novità è che Garage Zero è il primo spazio occupato a Roma dedicato all’arte. Un’azione forte e di cui si sentiva l’esigenza in una città dove le occupazioni a scopo abitativo e culturale sono importanti per i quartieri in cui avvengono e perché danno un segnale forte di gestione dal basso delle attività della vita quotidiana. In un momento storico in cui in nome della crisi economica si tagliano sempre più i diritti dei cittadini – economici e politici – il diritto alla cultura sembra essere passato in secondo piano rispetto a tutta una serie di priorità. D’altro canto, almeno in questo Paese, la cultura non sempre costituisce una sicura fonte di guadagno. E così, alcune persone si sono organizzate e hanno restituito alla cittadinanza uno stabile abbandonato dagli anni Sessanta, trasformandolo in luogo di cultura, in uno spazio espositivo per l’arte. Garage Zero avvicina i cittadini ad un ambiente semisconosciuto come l’arte contemporanea. Ma l’arte contemporanea è spesso di difficile comprensione per i non addetti ai lavori e forse proporre, ad esempio, artisti Concettuali in un quartiere poco avvezzo alle tematiche dell’arte non sarebbe stata una mossa saggia, perché avrebbe reso il tutto ancora più elitario e di nicchia e quindi allontanato un fetta importante degli abitanti del luogo. Garage Zero punta invece sulla Street Art, immediata, sarcastica, attuale, ideale per aiutare i cittadini ad apprezzare e conoscere l’arte e al tempo stesso forma espressiva fra le più quotate al momento.

Il 2 dicembre Diamond, uno degli street artist protagonisti della scena romana, è stato chiamato ad aprire la stagione dello spazio, con una mostra site specific dal titolo Fear & Desire. Fin dal principio consapevoli che non sarebbe stata una mostra convenzionale, le nostre previsioni si sono avverate: i poster di grandi dimensioni (due metri di altezza) sono realizzati su carta perché la loro esistenza non si consumerà in un luogo chiuso. Infatti la mostra è stata pensata per svolgersi in due fasi, la prima, la fase in è appunto quella in galleria, la seconda, la fase out vedrà le opere spostarsi nella strada per essere messe a disposizione di tutta la collettività.

Chi conosce l’arte di Diamond ha già apprezzato le sue donne fra il pin-up e il tarantiniano e le ritroverà in questa mostra. I punti di riflessione che fornisce questo orizzonte di donne prosperose e per lo più armate sono tanti, forse non sempre corrispondenti alle riflessioni che a monte ha fatto l’artista ma che comunque vale la pena citare, e si sottolinea “citare” perché per approfondire queste tematiche bisognerebbe andare oltre questa sede. Leggiamo nel comunicato che con questa mostra Diamond ha voluto raccontare i “risultati dell’imposizione mass mediatica e del potere politico. Una denuncia verso i contenuti che questa società diffonde con la violenza e il terrore”. Un esempio del risultato della violenza perpetrata dalla società in cui viviamo è sicuramente la maschilizzazione della donna. Portata a sentirsi inferiore rispetto alla controparte maschile nel momento in cui non riesce a raggiungere alcuni traguardi che agli uomini invece sono assicurati (in un mondo ideale una simile affermazione non avrebbe bisogno di esser fatta perché sarebbe scontato che ciò accadesse), si comporta come lui e ne assume certe caratteristiche. Qui Diamond ci presenta una donna violenta, negli atteggiamenti, nelle pose, nelle espressioni; una donna armata, ma la cui arma sta a colmare idealmente l’assenza del fallo. Seppur sottilmente e forse anche cautamente, qui si denuncia l’ennesima sottomissione della donna a modelli e archetipi maschili, quella sottomissione alle armi, alle sigarette, all’alcol che in tempi non troppo lontani erano esclusivo appannaggio del genere maschile e che poi, in nome di una ipotetica parità dei sessi, sono diventati usuali anche per il mondo femminile.

Le donne di Fear & Desire sono una denuncia al modello femminile che tante icone della moda e dello spettacolo vorrebbero far passare come l’unico possibile affinché una donna possa ritenersi bella e provocante – è di ieri un articolo apparso su Repubblica online in cui la diva del burlesque Dita Von Teese dà consigli alle donne su come essere sempre pronte a sedurre un uomo. È su queste denunce ai modelli e agli stereotipi che la società contemporanea ci impone che la Street Art si sofferma, ed è ancora più significativo quando lo fa in uno spazio carico di significati come Garage Zero, perché in questo modo può aprire la strada della riflessione in luoghi dove altrimenti non avverrebbe, recuperando il fondamentale ruolo didattico dell’arte che in alcuni ambienti accademici e istituzionali si è totalmente perso e si cerca ostinatamente di respingere.

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