Arti visive

Brand New Gallery / Shinique Smith e Zsolt Bodoni

A Milano, dal 10 novembre fino al 22 dicembre 2011, un’insolita coppia di artisti è ospite presso la galleria Brand New Gallery in via Farini 32: Shinique Smith e Zsolt Bodoni.

Per Shinique, artista americana, è la prima personale italiana; To the Ocean of Everyone Else è una raccolta di alcune sue opere d’arte in cui svela il legame con l’espressionismo astratto, la scultura minimale, l’arte povera e la calligrafia giapponese. Secondo l’artista, le modalità e tecniche espressive si mescolano assieme per creare una fantasiosa fusione di accenti cromatici e oggetti recuperati dalla quotidianità. Senza l’utilizzo di disegni preparatori, interviene sulla tela con un atto di “frenetica meditazione” in cui la mano si emancipa dal resto del corpo per comporre collage tridimensionali di oggetti inattesi e capi di abbigliamento di seconda mano. Il gesto di attingere ad oggetti relativi al menage quotidiano, permette una riflessione sui temi del consumismo e del riciclo e su come ogni cosa sia intrisa dalla storia dell’individuo che l’ha posseduta; ciascun materiale si può trasmutare quindi in un organismo a sé.

Più la materia è erosa e consumata, più si può comprendere la relazione e la dipendenza tra l’oggetto e l’individuo, il suo significato personale in contrasto con il valore stabilito dal mercato; ogni sua opera racconta così il processo evolutivo della scelta di stoffe e materiali che si sovrappongono l’uni agli altri, formando una mescolanza vivace di nuance e materia. Il suo lavoro diviene quindi una mappa stratificata di ricordi in cui è possibile contemplare la congiunzione tangibile tra uomo e beni materiali.

Differenti atmosfere e citazioni compongono le opere di Zsolt Bodoni, pittore ungherese con origini rumene, anche lui nella sua prima personale italiana intitolata Remastered. Bodoni fa parte di una generazione che ha conosciuto durante l’infanzia il comunismo, e che ha sperimentato la sua disintegrazione e trapasso verso la democrazia. Influenzato dalle sue origini etniche, le sue opere svelano quindi un interesse verso le oscure trame del potere: macchinari, congegni di guerra, fonderie, popolano in modo frammentario le sue tele assieme a statue e simboli religiosi; per Bodoni  le macchine della guerra e le icone sono infatti carichi dello stesso potere e dominanza nei confronti del pensiero popolare. Gli spazi in cui l’artista fa vivere i suoi soggetti sono fabbriche, capannoni e magazzini adibiti allo stoccaggio di merci: aree di passaggio popolate da presenze temporanee. Come ha giustamente notato lo storico dell’arte britannico Matt Price, questi spazi potrebbero rappresentare metafore di musei o teatri. Un dialogo tra elementi che conduce ad inconsuete ed inaspettate congiunzioni eterotopiche: luoghi che conducono ad altri luoghi, attraverso nuove modalità di accesso.

Affascinato dalla pittura ed iconografia antica, i suoi quadri sono altresì abitati da emblemi e visioni che giungono da grandi capolavori passati: in Feherlofia (2011), una donna dormiente vestita di rosso, richiama la Morte della Vergine di Caravaggio, dal quale riprende anche il drappo di color carminio; mentre accanto a lei, un cavallo dalle sembianze quasi umane, rammenta L’incubo di Füssli in cui un equino dalle fattezze demoniache, tormenta il sonno di una giovane addormentata. Anche lo specchio è un elemento recuperato dalla simbologia di Füssli; tenuto in mano dal cavallo, riflette un volto umano appena tratteggiato da linee ed ombre. Dietro la ricchezza di simboli ed emblemi, si cela anche la tradizione visiva e culturale dell’artista: il nome Feherlofia deriva infatti da un film di animazione ungherese del 1981 diretto da Marcell Jankovics, in cui il personaggio principale è un uomo dotato di forza soprannaturale, nato come terzo figlio da un cavallo. Come rivela lo stesso artista: “Ho dei quadri preferiti. Prendo uno dei miei preferiti e gli tolgo la patina per vederne lo scheletro, per così dire. Questo è il primo passo […]. Ho cominciato a decomporre e ricomporre gli antichi maestri. Mi sono spinto oltre inventando elementi miei e inserendoli nella nuova composizione rivisitata. Il risultato è che credo di aver cominciato a creare una mia storia dell’arte personale”.

Osservando le sue opere, impressiona l’uso che fa della pennellata: cupa, spessa, intensa, in lotta fra toni freddi e caldi, sembra emergere da uno stato emotivo energico ma controllato capace di contornare l’atmosfera delle sue tele di sfumature cupe ed inquietanti. Da un lato Shinique Smith, con le sue composizioni  e tessiture materiali; dall’altro Zsolt Bodoni, investigatore di soggetti antichi, mitologie e simboli di potere: due artisti dissonanti, due culture divergenti, si incontrano nello spazio della galleria milanese per dialogare con il pubblico di nuovi itinerari e panorami creativi.

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