Finalmente la Palma d’oro, Spielberg giurato numero uno permettendo, in questi ultimi giorni di festival pietrificato nello smarrimento dei “tempi che cambiano”, popolato di cineasti annichiliti dal mondo imperscrutabile e dominato dall’”io”.
Hbo evviva. Dopo Soderbergh ecco un altro capolavoro con il marchio del canale tg americano che batte Hollywood con i suoi film radical, e dà “la parola ai giurati”, da Lumet a Stephen Frears, regista britannico di My Beautiful Laundrette.
Agguato nelle Filippine. Il cinema è fatto della vita meno i tempi morti. Così impone il canone del blockbuster. Ma per Lav Diaz, cineasta filippino finalmente a Cannes al Certain Regard, i tempi morti non sono affatto sterili, anzi fecondi.
La notizia e l’immagine shock del commando di “macellai” islamisti londinesi, alla caccia di “infedeli” colpevoli, da decapitare con l’arma bianca, pericolosa sovrimpressione blasfema tra metodi del nemico imperialista e guerra santa, Guantanamo in…
Francia (33 film), Stati Uniti (13) e Gran Bretagna (5) sono le nazioni più presenti al festival. Ma ex potenze cinematografiche, come Spagna, Grecia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Serbia, Romania e Portogallo, sono semi scomparse dai cartelloni…
Oltre all’autofiction, il racconto autobiografico che eredita dal documentario una forte dose di credibilità e che ha raggiunto il vertice estremo dell’ “impudicizia” (rubiamo la definizione a Le Monde) nel film…
Viene dal Ciad il regista che, insieme a Soderbegh e a pochi altri, fa lievitare il concorso di questo 66mo festival, in attesa di Jim Jarmusch e Roman Polanski. Mahmat-Saleh Haroun, classe 1960, invitato a Venezia col suo film d’esordio “Bye Bye Africa”…