L’ultima giornata di proiezioni del Riff si è chiusa con un tris di opere prime: prima esperienza da regista per l’attore Paolo Sassanelli, che realizza il corto “Uerra”, interamente recitato in dialetto barese…
E anche il RIFF volge al termine. Ultimo giorno di proiezioni, ultimo giorno di festa. “Voices Unveiled: Turkish Women Who Dare”, della regista turca (ma di stanza in USA) Binnur Karaevli è il primo film in cartellone.
Penultimo giorno di RIFF, e la stanchezza si inizia a sentire. Sia fra gli organizzatori, provati da otto ore al giorno di proiezioni e dibattiti, sia nella qualità delle opere proposte. Il pomeriggio si apre con “Il mio ultimo giorno di guerra”, cortometraggio di Matteo Tondini premiato all’ultimo Giffoni Film Festival.
A inaugurare la sesta giornata del RIFF, per la sezione International Documentary Film Competition, è il bellissimo documentario “How Green Was Our Valley” (il titolo richiama immediatamente quello quasi identico del film di John Ford del 1941) di Fereshteh Joghataei, eclettica artista di Teheran.
Anche nella sua quinta giornata di festival il RIFF ci regala due lungometraggi serali interessanti. Il primo film è il noir spagnolo 25 Kilates, una storia di inganni e tradimenti che ruota attorno ad una valigetta colma di gioielli rubati.
La bile nera oramai ammanta tutta la nostra superficie esistenziale. Tanto che nemmeno la sedia rotante del dottor Hermann Boerhaave – che girando vorticosamente rimescolava gli umori del cervello e del resto del corpo – può far niente. Tanto che nemmeno il nome è la cosa – e Vucciria non è più.
È il lungometraggio Low Lights (il titolo originale è Artimos Šviesos) del trentaduenne lituano Ignas Miškinis, presente nella sezione International Feature Film Competition, a chiudere la giornata di lunedì del RIFF.